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Onore e Bruno Contrada. Il caso di Speciale è meno tragico, e anche meno limpido, di quello Contrada. Guardate Bassolino: amico loro, carne della loro carne, è non solo a piede libero, ma continua ad essere governatore della Regione che ha devastato e riempito di rifiuti. Apprendiamo altre cose curiose. Anche a volere sorvolare sulle responsabilità penali, ci sono quelle amministrative che parlano, perlomeno di incompetenza. Ma no: i figli «so’ pezzi e’core». A suo tempo il procuratore capo Agostino Cordova (in quota PCI) tentò un paio d’inchieste sull’amministrazione di Bassolino. Ecco l’ultima: Bassolino, con la sua giunta, ha indetto un appalto per l’acquisto di 700 telefonini cellulari. Sotto Bassolino, i turisti in Campania sono diminuiti del 20%, ma i voti alla sinistra sono aumentati.
Taglia, taglia, scusate il bisticcio, stanno tagliando i tagli. L'ultimo a essere soppresso è stato il tetto agli «stipendi d'oro». Passato al Senato, è stato cancellato alla Camera. Anzi, d'ora in avanti i «grand commis» pubblici potranno guadagnare anche di più. Alla faccia di tutte le promesse intorno al bisogno di sobrietà. E di tutti gli italiani che faticano ad arrivare a fine mese. Eppure, dopo tante retromarce nella sbandierata moralizzazione avviata solo per placare l'indignazione popolare, pareva che almeno questo principio fosse acquisito: chi lavora per la sfera pubblica (dai ministeri alle Regioni, dalle aziende di Stato alle municipalizzate) non deve avere buste paga, liquidazioni e pensioni troppo alte. Per mille motivi. Perché le nomine sono spesso dovute non alle capacità professionali ma alle amicizie giuste. Perché in cambio di certi appannaggi non viene chiesta talora efficienza ma piuttosto «gentilezze» al partito di riferimento. Perché nel mondo privato, tirato in ballo a sproposito, chi guadagna molti soldi deve anche render conto agli azionisti del proprio operato (nei Paesi seri) e non mangia contemporaneamente a due greppie: i contratti deluxe del libero mercato e le sicurezze del sistema pubblico. Ed ecco che Palazzo Madama aveva approvato, all'articolo 144 della Finanziaria, le seguenti regole: «Il trattamento economico onnicomprensivo di chiunque riceva a carico delle pubbliche finanze emolumenti o retribuzioni nell'ambito di rapporti di lavoro dipendente o autonomo con pubbliche amministrazioni statali (...) agenzie, enti pubblici anche economici, enti di ricerca, università, società non quotate a totale o prevalente partecipazione pubblica nonché le loro controllate, ovvero sia titolare di incarichi o mandati di qualsiasi natura nel territorio metropolitano, non può superare quello del primo presidente della Corte di cassazione». Cioè 275 mila euro l'anno. Chiaro? Chiarissimo: il limite valeva per tutti (tutti) gli stipendi pagati con soldi pubblici. Compresi «i magistrati ordinari, amministrativi e contabili, i presidenti e componenti di collegi e organi di governo e di controllo di società non quotate, i dirigenti». E se per trattenere Fiorello o strappare Gerry Scotti a Mediaset la Rai fosse costretta a offrire più della concorrenza? Previsto anche questo: «Il limite non si applica alle attività di natura professionale e ai contratti d'opera» se si tratta di «una prestazione artistica o professionale indispensabile per competere sul mercato in condizioni dì effettiva concorrenza ». E se invece si trattasse di strappare alla concorrenza non un cantante ma un grande manager che sul libero mercato potrebbe guadagnare tre, quattro o cinque volte di più? Anche queste eccezioni erano previste. Come eccezioni, però. Le nuove regole infatti, diceva l'articolo 144, «non possono essere derogate se non per motivate esigenze di carattere eccezionale e per un periodo non superiore a tre anni». Di più: dovevano ottenere la firma del capo del governo e rientrare «nel limite massimo di 25 unità. Corrispondenti alle posizione di più elevato livello di responsabilità». Riassumendo: solo venticinque altissimi dirigenti pubblici in tutto il Paese e per un periodo limitato (quindi niente pensioni d'oro e niente liquidazioni stratosferiche) potevano guadagnare più di 275 mila euro l'anno. Tutti gli altri, sotto. E guai a chi faceva il furbo perché ogni contratto doveva d'ora in avanti essere trasparente. Di più: «In caso di violazione, l'amministratore che abbia disposto il pagamento e il destinatario del medesimo sono tenuti al rimborso, a titolo di danno erariale, di una somma pari a dieci volte l'ammontare eccedente la cifra consentita». Non bastasse, l'articolo fortissimamente voluto soprattutto da Massimo Villone e Cesare Salvi, autori del libro «I costi della democrazia», metteva un altro candelotto sotto i privilegi di certi boiardi di Stato: il divieto del cumulo di poltrone, a meno che non accompagnato da una robusta decurtazione delle prebende. Insomma: una piccola grande rivoluzione. Che per la prima volta cercava di mettere ordine in un sistema che negli ultimi anni aveva lasciato i cittadini basiti davanti a casi clamorosi. Come quello di Giancarlo Cimoli, che guadagnava alle Ferrovie circa 1,5 milioni di euro l'anno e se ne andò, per andare a guadagnarne 2,7 all'Alitalia, con una liquidazione per «raggiungimento risultati » (il pareggio) di 6,7 milioni. O del suo successore Elio Catania, che per un paio di anni alle Ferrovie (lasciate con un buco di 2 miliardi e 155 milioni) incassò una buonuscita di 7 milioni. O ancora quello di Massimo Sarmi che alle Poste prende un milione e mezzo di euro l'anno cumulando le buste paga da amministratore delegato e di direttore generale. Per non dire di certi arbitrati, compensati con parcelle da capogiro. Tre per tutte? Quella spartita (in tre) dal collegio guidato dall'ex presidente del Consiglio di Stato Mario Egidio Schinaia (1,4 milioni), quella finita al collegio presieduto dall'avvocato dello Stato Giuseppe Stipo (1,3 milioni per due verdetti), quella incassata dal collegio pilotato da Marcello Arredi, capo del dipartimento Infrastrutture stradali del ministero delle Infrastrutture e presidente nel 2006 di un collegio incaricato di regolare una controversia fra l'Anas e l'Impregilo: 1,2 milioni. Soldi in più, oltre lo stipendio. Potevano i potentissimi Grand Commis accettare una sforbiciata del genere? No. E così, subito dopo l'approvazione in Senato, talpe sapienti hanno cominciato a rosicchiare l'articolo 144, a partire dai trattamenti alla Banca d'Italia, comma per comma, riga per riga. Risultato: la Commissione Bilancio della Camera, tra le proteste di una pattuglia di indignati guidata da Villone, ha praticamente fatto saltare tutti, ma proprio tutti, i punti centrali. E a meno che non intervenga il governo, tutto continuerà come prima. Anzi, peggio. Perché il messaggio all'opinione pubblica, dopo tante promesse, è uno solo: marameo. Lo stesso marameo che, dalle bianche spiagge di Bali, lanciano agli italiani i componenti della affollatissima delegazione italiana al vertice mondiale sul clima: 52 persone. Dicono Alfonso Pecoraro Scanio e il suo staff che altre delegazioni sono ancora più numerose. E che l'altra volta, a Montreal, l'allora ministro Altero Matteoli si portò perfino due agenti di scorta. Sarà. Ma ci restano alcune curiosità: come mai, nel mucchio, oltre a tre rappresentanti del Comune di Milano, due della Regione Lazio, un assessore della Toscana e l'assessore all'Ambiente della Campania Luigi Nocera, riemerso per l'occasione dai cumuli di immondizia napoletana, ci sono solo due sindacalisti della Cgil e della Uil e nessuno della Cisl? Possibile che nessuno della Cisl, con una collana di orchidee al collo, avesse da dire qualcosa sul pianeta? Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella Il vicesindaco contrario a Vaglie «La salute è più importante degli interessi economici» Di Biasio: no a Carabottoli Carinola, oggi cortei a Casanova e Nocelleto Siamo pronti a resistere con ogni mezzo» ELIO ZANNI Pignataro maggiore. «Non c’è decreto di requisizione che tanga, i ”Cento moggi” non si toccano». Questa la decisione finale delle assise congiunte di ieri poste in essere, a Pignataro Maggiore, dai sette sindaci antidiscarica in rappresentanza dei comuni di Camigliano, Calvi Risorta, Sparanise, Grazzanise, Pastorano, Giano Vetusto e, appunto, Pignataro. Un consiglio intercomunale all’aperto. E che resterà aperto. Persino il verbale d’assemblea sarà firmato solo a risoluzione della vicenda. Circa mille persone hanno partecipato, durante tutto l’arco dei lavori, alla manifestazione con il chiaro intento di spostare, stamattina, sugli stessi luoghi «della resistenza civile» giovani, anziani, casalinghe e studenti, di tutte le scuole di ogni ordine e grado per opporsi alla requisizione dell’area destinata - nelle intenzioni del commissariato di governo per l’emergenza rifiuti in Campania - a ospitare la discarica. Agricoltori, sindaci, politici di sinistra, di destra, di destra estrema e i ragazzi di Tempo Rosso, che si sono dimostrati in grado di studiare linee e strategie di opposizione: picchettaggi, recinzioni umane, sagre della mozzarella di bufala offerta gratis ai manifestanti. Per opporsi a quella che sono arrivati a definire «Lo Uttaro 2». E tutto proprio lì, sugli ex terreni della camorra, nell’ultimo avamposto pignatarese ai confini con Grazzanise, a Torre d’Ortello. Dove stanno confluendo già in queste ore, in maniera discreta, polizia e carabinieri. Un clima teso, delicato, al punto da convincere il sindaco di Calvi Risorta, Giacomo Zacchia, a concentrare il suo intervento sull’invito ai manifestanti «a stare nei margini della legalità di ogni comportamento o azione, domani e in futuro», dice. Ma non c’è nulla da fare, i tecnici del prefetto di Napoli Alessandro Pansa, se dovessero arrivare già questa mattina, troveranno l’area assediata e picchettata dai cittadini e dagli amministratori pubblici. Dalla loro parte anche il vescovo della diocesi di Teano-Calvi Risorta, monsignor Arturo Aiello che, in trasferta spirituale a Milano, ha voluto essere però presente con una lettera. «Carissimi - scrive monsignor Aiello - in un momento non facile della vita delle nostre comunità, quando già il precario tenore di vita delle nostre zone è messo in pericolo dall’ubicazione di una discarica, il vescovo, rappresentante della chiesa che ha a cuore le sorti e le attese di tutti gli uomini, vi manifesta la sua vicinanza e il suo sostegno nella salvaguardia della qualità della vita per voi e i vostri figli (...). Faccio appello a quanti sono responsabili del bene comune perché si adoperino per trovare soluzioni più idonee e meno lesive del già martoriato territorio, e perché i sindaci trovino la via del dialogo con le autorità competenti». Resta intanto critica la situazione in tutta la provincia dove la raccolta prosegue con lentezza e a macchia di leopardo mentre permangono grosse difficoltà per smaltire le centinaia di tonnellate di rifiuti ancora accumulati in strada. Oggi dovrebbe essere definita una nuova strategia anche perché le piazzole di stoccaggio presso il Cdr di Santa Maria Capua Vetere utilizzate nell’ultima settimana per tamponare l’emergenza, sono a un passo dall’esaurimento. Da questa mattina, insomma, incomincia la fase più delicata.
LILLY VICCARO THEO Pignataro maggiore. Cento consiglieri comunali, sei sindaci, due consiglieri provinciali, alla presenza di cittadini, agricoltori, allevatori di bestiame (soprattutto di bufale), produttori di mozzarella, di sei comuni dell’Agro caleno, daranno vita questa mattina, a un’assemblea intercomunale, convocata per le 10, in località «Torre d’Ortello» area «Cento Moggi», sul terreno confiscato a esponenti di mafia e camorra; nel luogo, dunque, dove dovrebbe essere insediata la discarica individuata dal commissariato di governo. «Il messaggio che intendiamo ribadire - hanno spiegato consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione - è univoco e trasparente: nessuno vuole una discarica su una vasta area sottratta ai clan, terreni confiscati alla consorteria criminale Lubrano-Nuvoletta». Una zona, si rileva, «dove è in attività una fattoria sociale che ospita alcuni disabili e dove tutto è pronto per la semina del grano». Hanno aderito all’iniziativa anche i sindaci di Calvi Risorta, Sparanise, Camigliano, Giano Vetusto, Grazzanise, Pastorano, i consiglieri provinciali Giuseppe Raimondo e Amilcare Nozzolillo. Intanto, è stata notificata ieri mattina dai carabinieri della stazione di Carinola al sindaco Pasquale Di Biasio, l’ordinanza del commissario di governo Pansa che comunica l’accesso dei tecnici in località Carabottoli per i rilievi necessari a decidere se sarà quello o meno il sito destinato ad accogliere le ecoballe. Il provvedimento segue quanto avvenuto già in settimana durante la quale, attraverso la prefettura di Caserta, il commissariato aveva già acquisito la documentazione tecnica relativa all’indicazione dell’area di Carabottoli come alternativa alla cava di Casanova per l’insediamento del sito di ecoballe. Intanto a Casanova, nelle strade e nei bar, il clima è relativamente tranquillo e ieri all’ora di pranzo si potevano contare una decina di persone al presidio permanente: da quando è stato reso noto che l’attenzione del commissario di governo si è spostata su Carabottoli (non escludendo però Vaglie) la popolazione ha tirato un sospiro di sollievo. Il presidio permanente non è stato tolto né è lasciato sguarnito di notte. Si comincia ad agitare invece il fronte Carabottoli. In prima linea ci sono i sindaci, gli stessi che nella serata di martedì scorso, nel corso del consiglio comunale straordinario di Francolise, hanno stilato un documento inviato a Pansa contro l’individuazione del sito alternativo: firmatari i primi cittadini di Carinola (Di Biasio si era opposto alla delibera del suo stesso consiglio comunale che individuava Carabottoli come alternativa alla cava), Francolise, Cancello Arnone, Sparanise, Grazzanise e Santa Maria la Fossa. Se l’area venisse scelta come sito di stoccaggio provvisorio - dicono i sindaci - lederebbe gli interessi economici e ambientali di sei comuni. Mercoledì la decisione del Tar Lazio sul ricorso presentato dal Comune contro l’ipotesi Casanova.
VOLPECINA L’immediata bonifica del sito de Lo Uttaro. È quello che ha chiesto - con una ordinanza - il sindaco di Caserta Nicodemo Petteruti al commissario di governo per l’emergenza rifiuti Alessandro Pansa. Questo l’ultimo atto di una contrapposizione, quella fra sindaco di Caserta e prefetto di Napoli, che sul versante rifiuti sta andando avanti da molte settimane. Il provvedimento è stato adottato d’urgenza ieri mattina e presentato poche ore più tardi nel corso di una conferenza stampa con Petteruti circondato da capigruppo di maggioranza e assessori. «Il commissario ha il dovere di garantire la messa in sicurezza e la bonifica della discarica - esordisce il sindaco - anche attraverso l’eliminazione o il trattamento speciale dei rifiuti pericolosi attualmente presenti nel sito, al fine di individuare e isolare le fonti di contaminazione ed evitare la loro ulteriore diffusione nelle acque sotterranee. Svuoti la discarica se necessario, purché siano rimosse le cause di rischio per la salute del cittadino». Non teme contraccolpi Petteruti «anche perché - spiega - se il prefetto dovesse annullare questa ordinanza, (così come del resto ha già fatto tre settimane fa quando ha sospeso il provvedimento di chiusura de Lo Uttaro adottato proprio dal sindaco, prima del sequestro disposto successivamente dal gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ndr.) saremmo comunque pronti a impugnare l’atto commissariale». Questa volta, pare, con qualche chance in più. Se è vero infatti che la legge ha trasferito al commissariato pieni poteri in materia di gestione e smaltimento rifiuti, è altrettanto certificato che ai sindaci spetta il compito di adottare misure che tutelino l’incolumità pubblica e che preservino l’integrità ambientale. Ma l’ordinanza sindacale è soltanto una fase del processo rifiuti. L’amministrazione comunale sta infatti già elaborando un piano straordinario di emergenza (non si esclude la chiusura delle scuole) per tamponare lo stato di crisi e al contempo «lanciare un forte segnale di dissenso alle istituzioni regionali e nazionali». «Mi auguro che prima o poi i nostri lamenti, che nel frattempo sono diventati ruggiti, vengano ascoltati - tuona ancora Petteruti - da chi in tempi non sospetti non si è preoccupato, malgrado le nostre sollecitazioni, di prevedere soluzioni alternative a Lo Uttaro». E intanto le accuse di Petteruti tornano a scatenarsi contro il mancato rispetto, da parte del commissariato, del protocollo d’intesa siglato nel novembre 2006: «Un’inadempienza assoluta che autorizza i cittadini a non avere più fiducia nelle istituzioni e che alimenta a dismisura il fronte dei ”no a prescindere”. Basti pensare che non abbiamo ottenuto nessuna delle garanzie sancite dal documento, né incassato le quote di ristoro, che la bonifica dell’area di trasferenza, oggi bloccata, è stata portata avanti con estrema lentezza e che a partire dal 2008 saremo costretti a far fronte anche ai maggiori costi innescati dall’emergenza perché la legge n.87/2007 impone ai cittadini di farsi carico della copertura integrale delle spese derivanti dalla gestione rifiuti». Ma la linea del commissariato è altrettanto tagliente: il sindaco avrebbe scritto il destinatario sbagliato sulla sua ordinanza-ingiunzione. «I titolari dell’incombenza bonifica sono infatti l’Acsa di Caserta e il commissario alle bonifiche», spiegano dal commissariato facendo notare che l’Acsa ha già ricevuto i fondi del cosiddetto «ristoro ambientale». L’ordinanza di Petteruti ha riscosso il plauso del comitato emergenza rifiuti: «Daremo forza a ogni azione che sia indirizzata ad abbattere l’emergenza ambientale».
Otto ore di dibattito per il consiglio liternese | |||||||||||||||||||||||||||||
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Pochi minuti prima il civico consesso aveva approvato la proposta di modifica al piano triennale delle opere pubbliche, per un totale di circa 50mila euro, integrata con la proposta del sindaco di un impegno economico sostanzioso per il completamento dell’istituto comprensivo e per l’illuminazione pubblica. Il consesso era cominciato con le comunicazioni del sindaco Enrico Fabozzi sull’affare rifiuti. In particolare, l’assemblea ha appreso il contenuto delle ultime comunicazioni del Comissario Alessandro Pansa e del Prefetto Maria Elena Stasi sul ciclo dei rifiuti, che coinvolge le province di Napoli e Caserta. Da un lato, Pansa ha assicurato la chiusura di Taverna del Re entro il 2008, impegnandosi a coprire le piazzole dei rifiuti con teli antitraspiranti, dall’altro la Stasi ha rappresentato ai sindaci casertani lo stato di crisi, non essendoci al momento nuovi siti disponibili ad accogliere rifiuti. Per i prossimi 10 giorni Villa Literno potrà scaricare circa 150 quintali di materiale quotidianamente, utilizzano alcuni capannoni messi a disposizione. Risulta ancora più evidente quindi come la raccolta differenziata (che non viene conteggiata nel computo giornalieri) sia una delle strategie per ridurre al minimo l’impatto dell’emergenza sui territorio locali. Sui rifiuti il presidente Falcone ha consentito ampio ed articolato dibattito politico. Il primo cittadino di Villa Literno ha ripercorso i fatti salienti accaduti nell’ultimo mese, dalla notifica di rinvio a giudizio degli imputati coinvolti nel processo sulle eco balle (Bassolino, Fibe, Impregilo ed altri) che ha indotto il Comune a costituirsi parte civile, fino all’ultimo caso delle dimissioni dei sindaci dell’agro, in merito alle quali Fabozzi “pur rispettando la loro posizione” ha ritenuto opportuno non accodarsi, in quanto “in un periodo di crisi come questo che stiamo vivendo le dimissioni non sarebbero certo produttive”. Sul caso Fibe, Fabozzi ha chiarito che alla ditta milanese non viene contestato un reato ambientale ma un “illecito arricchimento” in violazione al contratto stipulato a suo tempo per la gestione del ciclo dei rifiuti. In merito alla situazione attuale, il Sindaco ha annunciato che per i prossimi 10 giorni Villa Literno potrà scaricare circa 150 chili di materiale quotidianamente, utilizzano alcuni capannoni messi a disposizione, dopodiché per i successivi 20 si stanno cercando altri capannoni nell’area industriale. Risulta ancora più evidente quindi come la raccolta differenziata (che non viene conteggiata nei 150 chili giornalieri), sia una delle strategie per ridurre al minimo l’impatto dell’emergenza sui territorio locali. “Ciò che potrà tamponare l’emergenza per un lungo periodo, in attesa del compimento del ciclo industriale - ha spiegato Fabozzi - sarà l’allestimento di un nuovo sito e in tal senso credo che la decisione del consiglio comunale di Carinola (che ha dato la propria disponibilità) sia una delle più importanti nella tragica storia dei rifiuti in Campania”. Annunciata inoltre la prossima costituzione di un tavolo tecnico con l’Enea, per la dismissione delle Ecoballe, dove il Comune di Villa Literno sarà rappresentato da un docente universitario segnalato da Legambiente, che possa dare massime garanzie sulla salvaguardia del territorio. Passando al bilancio, sono state ratificate due variazioni inerenti l’una un prelievo dal fondo di riserva per il fitto dei locali di via Diaz l’altra i fondi per l’allestimento dell’isola ecologica a via Santa Maria a Cubito. Dopodiché è stato approvato l’assestamento di bilancio che, come illustrato dall’assessore Augusto Pedana, rappresenta un passaggio fondamentale ed imprescindibile per gli enti locali. Sottoposta all’assemblea poi una proposta di indirizzo programmatico per gestire la spinosa grana Tarsu. In seguito ad una verifica della San Giorgio, concessionaria del Comune, sulle civili abitazioni sono state verificate delle differenze fra le superfici dichiarate a suo tempo e quelle reali. Si ricorda che è su questo parametro che si calcola l’entità della tassa sui rifiuti. Per l’anno 2002, in seguito ad un accordo con la San Giorgio, si è scelto di non far pagare ai cittadini la sanzione, ma solo la differenza e gli interessi. Approvato dal consiglio comunale anche il regolamento della Biblioteca Comunale “Dionigi Iannone”, già stilato dal responsabile di servizio Vincenzo Iovine. Infine, la modifica del piano triennale delle opere pubbliche.
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Rifiuti, il commissariato pronto ad aprire i siti | |||||||||||||||||||||||||||||
LORENZO CALÒ Si va dritti verso l’allestimento dei siti di Cento Moggi a Pignataro maggiore (discarica) e Casanova di Carinola (ecoballe). Ancora ieri i tecnici del commissariato di governo hanno proseguito gli accertamenti preliminari, forse già lunedì - con l’invio delle relative ordinanze da parte del prefetto Pansa - potrebbe essere dato l’ok all’allestimento delle aree individuate. Resta intanto critica la situazione in tutta la provincia: il caso più grave quello dell’Agro aversano dove ancora centinaia di tonnellate di rifiuti restano ammassati in strada. Questo nonostante nel capoluogo e in tutti i comuni della provincia la raccolta sia ripresa già da qualche giorno grazie a una piazzola di stoccaggio recuperata presso il Cdr di Santa Maria Capua Vetere: è lì che da sabato scorso - dopo intensi contatti tra lo stesso Pansa e il prefetto di Caserta Maria Elena Stasi - si stanno scaricando in media 1200 tonnellate al giorno. Ma si tratta di una situazione del tutto provvisoria: l’area sta per esaurirsi, potrà essere utilizzata al massimo fino a domenica, poi sarà necessario reperire siti di stoccaggio temporanei. L’ipotesi è quella di attivare almeno quattro-cinque impianti nella varie aree della provincia. Intanto, arriveranno la prossima settimana gli stipendi dei lavoratori dell’Acsa. È quanto emerso dall’incontro tenutosi ieri mattina in prefettura tra i sindacati di categoria e i commissari del Consorzio, i viceprefetti Luigi Palmieri e Savina Macchiarella. La liquidità sarà assicurata dal pagamento delle quote consortili da parte di alcune amministrazioni comunali; lunedì inoltre, si terrà un’importante udienza dinanzi al giudice civile che dovrà decidere se sbloccare definitivamente una somma di 300 mila euro pignorata oltre dieci giorni fa dai creditori dell’Acsa e al centro di un forte contenzioso. I commissari sono fiduciosi. Lunedì si conoscerà anche la data di convocazione dell’assemblea straordinaria dei soci che dovrà dare mandato ai commissari di portare i libri contabili in tribunale per la nomina del liquidatore; anche se i vice-prefetti sperano che i 23 comuni dell’Acsa, in particolare Caserta, Maddaloni e Marcianise, preso atto dell’approvazione del bilancio, possano in extremis provvedere a una ricapitalizzazione, magari dopo un accordo politico. Un’eventualità comunque lontana visto che gli stessi Comuni hanno enormi problemi di liquidità. Ieri la Regione ha poi erogato ai 15 consorzi campani 7 milioni di euro per il potenziamento della differenziata. Al Ce 3 andranno 427.244 euro, al Ce 2 (Geoeco) 509.132 euro, al Ce4 240.625 mentre al Ce1 136.447. |




