La Campania resiste !! - Le lotte in difesa della salute e dell’ambiente in Campania

Da Giugliano a Carinola, dalle cariche ai blocchi, fino al nuovo commissario straordinario.

Global Project Napoli - Lunedì 31 dicembre 2007


La Campania resiste !!

Giornate di lotta e resistenza in Campania dove l’ennesima sedicente "emergenza rifiuti" lascia Napoli e la sua provincia invasa dai rifiuti. Prosegue il piano devastatore del Commissariato straordinario in combutta con Bassolino - Prodi e Pecoraro Scanio nella costruzione di nuove discariche temporanee, mentre sul fronte raccolta differenziata non si puo’ far altro che constatare che alle parole ed ai proclami non sono seguiti i fatti. Dal caso Giugliano a Carinola, dal rischio epidemie al nuovo Commissario Straordinario, dagli scontri tra polizia e manifestanti alle farneticanti dichiarazioni del ministro Amato, un fine anno di lotta e resistenza in Campania.


Il caso Giugliano

Il deposito di ecoballe di Taverna del Re ospita ormai 5 milioni di tonnellate di ecoballe "cattive", ovvero ecoballe non a norma prodotte dagli impianti di Cdr (combustibile da rifiuto) della Campania. Semplice immondizia nemmeno tritovagliata ed avvolta con il cellophane che ha ormai inquinato in maniera perenne la zona di Giugliano citta’ di 120 mila abitanti alle porte di Napoli con una storica vocazione agricola.
Da due mesi il Presidio Permenente di Taverna del Re insieme con la Rete Campana Salute ed Ambiente ha dato vita a continui blocchi dei camion che hanno provocato diversi scontri con le forze dell’ordine in cui sono rimasti feriti diversi attivisti.
Dopo mesi di lotte finalmente lo scorso 21 dicembre il deposito di ecoballe era stato chiuso dal commissariato straordinario. Ma all’alba del 26 dicembre i camion provenienti dagli impianti di Cdr di tutta la Campania hanno ripreso a sversare a Taverna del Re. L’immediata mobilitazione del Presidio di Taverna del Re e della Rete Campana Salute e Ambiente ha portato all’occupazione della stazione di Aversa (Ce) nel pomeriggio del 26, ed il giorno successivo il 27 dicembre in mattinata i blocchi e le barricate poste sulle strade statali che portano al deposito di Taverna del Re hanno rallentato il flusso di immondizia. Nel pomeriggio del 27 dicembre polizia e carabinieri hanno caricato il Presidio permanente permettendo l’ingresso a una colonna di 50 camion pieni di ecoballe a Taverna del Re.
Il 28 dicembre , gia’ dalla mattina presto , gli attivisti della Rete Campana Salute e Ambiente e del Presidio Permanente si sono dati appunatmento presso Taverna del Re che nel frattempo era stata completamente militarizzata da Polizia e Carabinieri. Sfruttando le strade sterrate di campagna tra fango e cumuli di rifiuti nel bel mezzo di frutteti un tempo salubri, gli attivisti sono riusciti ad aggirare la polizia e raggiungere i cancelli del deposito di Taverna del Re dove sono riusciti a bloccare una colonna di 22 camion carichi di ecoballe. Al sopraggiungere della Polizia dopo oltre 30 minuti, i manifestanti hanno organizzato un blocco nel fango e nella melma davanti ai cancelli. Un prima carica della polizia e’ stata respinta dai manifestanti che hanno continuato il blocco per oltre un ora. La seconda carica della polizia ha consentito il transito a singhiozzo dei 22 camion che venivano continuamente bloccati dai manifestanti che riuscivano a sfuggire alla polizia e mettersi davanti ai Tir.
Una nuova colonna di 20 tir non e’ stata fatta partire dal impianto di Cdr di Giugliano per motivi di ordine pubblico.
Ma nonostante cio’ nel tardo pomeriggio di ieri una nuova carica ha accolto il presidio per consentire il passaggio di altri camion. Tre donne sono rimaste ferite , ed una di essa in stato di gravidanza.
Secondo le promesse del commissariato straordinario Taverna del Re dovrebbe chiudere il 31 dicembre .

Le immagini del blocco del 28 dicembre


Carinola , il dopo Taverna del Re

Il Comune di Carinola (Ce), in localita’ Carabottoli e’ il sito individuato dal commissariato straordinario per costruire un nuovo deposito di ecoballe, sempre "cattive" e quindi non a norma e quindi mai smaltibili, in sostituzione di quello di Taverna del Re a Giugliano.
E’ di ieri la notizia del parere sfavorevole di ARPAC (azienda regionale per l’ambiente Campania) e ASL Ce 1 sull’individuazione del sito in una zona ad alta densita’ di aziende agricole e con la falda acquifera a bassa profondita’.

Segue la cronaca della giornata del 28 dicembre a cura del CSOA Tempo Rosso di Pignataro Maggiore (Ce), con l’arrivo di 400 forze dell’ordine a Carabottoli:


Alle 5 del mattino sono arrivate le ruspe dell’esercito, il presidio veramente affollato di persone subito si è allertato e la gente è iniziata a confluire. Moltissimi hanno chiamato a casa e la gente in pochissimo tempo è arrivata sul posto. Da Pignataro, Sparanise, S.Andrea...alla spicciolata sono arrivati anche i sindaci di alcuni comuni con tanto di fasce tricolori. Sono stati subito costruite barricate.Alla testa del mini corteo, dietro le barricate donne e bambini pregano con il parroco che recita il rosario. Da oltre 10 giorni gli abitanti di Carinola e dintorni resistono al freddo delle campagne per impedire che quella che considerano senza dubbi la loro terra possa essere avvelenata dalla ecoballe. Hanno montato dei capannoni dove la gente si ripara o dorme riscaldata dai caloriferi a forma di fungo divenuti di moda nei locali dell’intrattenimento notturno all’aperto.Vi sono dei trattori, uno dei quali impantanatosi nella terra e lasciato lì volontariamente, perchè più difficile da spostare così com’è, e v’è un grosso rimorchio utilizzato come riparo dalle donne più anziane e dai bambini.
E’ ancora buio, non si vede molto.Intanto sorge il sole e nulla è cambiato...da una parte la gente che resiste e dall’altro lato il volto dello Stato, circa 18 mezzi della polizia, 7 dei carabinieri, 2 della guardia di finanza e addirittura 2 della guardia forestale, tutti in assetto antisommossa.
L’ordine della Questura è quello di caricare...ma davanti ai bambini e le donne i funzionari si fermano. il tempo passa ma nulla si muove, intanto arriva qualche parlamentare, le fasce tricolori si moltiplicano a vista d’occhio, la trattativa per evitare cariche inutili e possibili ripercussioni gravi è estenuante, dura fino alle 17,30 del pomeriggio.
Solo allora la situazione sembra sbloccarsi, infatti l’accordo è che fino a lunedì mattina, giorno in cui l’Arpac eseguirà altri prelievi chiesti dal prefetto Pansa ( ormai non più commissario…quindi la patata bollente la vuole lasciare al sostituto suo vice dott. Cimmino), non ci saranno altri interventi per il possesso dei siti. Intanto il presidio continuerà!
Poi sull’altro sito non tanto distante, a Pignataro Maggiore, località Torre dell’Ortello, il parroco della città ha deciso che sabato pomeriggio sarà celebrata una messa.
Intanto L’ARPAC - Dipartimento Provinciale di Caserta a seguito del sopralluogo del 18.12.07 ha dichiarato NON IDONEO il sito individuato per la discarica provinciale in località Arianova (Torre dell’Ortello).

Le foto dell’imponente schieramento di forze dell’ordine a Carabottoli. (1) - (2)- (3)


Le barzellette di Amato ed il nuovo Commissario.

Il Commissariato straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania entrera’ nel suo 15 anni di vita, e’ questo quello che ha deciso l’ultimo Consiglio dei Ministri del 2007.
Il neo-prefetto Cimmino (divenuto prefetto il 24 ore), sara’ il nuovo commissario straordinario : gia’ vice di Pansa, Cimmino avra’ competenze per quelle che sono le scelte tecniche. Infatto sara’ nominato anche un secondo commissario che avra’ l’esclusivita’ di liquidare i milioni e milioni di euro di debiti accumulati in 15 anni dal Commissariato Straordinario ai rifiuti in Campania. Dunque ci vuole un commissario per liquidare il commissariato !? Il prefetto di Napoli Alessandro Pansa, ormai ex-commissario, tornera’ a fare il Prefetto di Napoli , ma sono ancora vivi i suoi proclami : "in 6 mesi raccolta differenziata porta a porta" , oppure il suo contradditorio "piano rifiuti" presentato non meno di due settimane fa, che parla di raccolta differenziata al 30% entro il 2008 (attualmente siamo al 9%) per poi scoprire che non si sa come raggiungere l’obiettivo.
Le dichiarazioni del Ministro Amato: "in 12 mesi fuori dall’emergenza" (il commissariato e’ stato prorogato fino al 30.11.2008) fanno il paio con le sue stesse dichiarazioni del mese di luglio quando Pansa venne nominato commissario , ovvero "in 6 mesi fuori dall’emergenza..." ?!?!. Dopo le resistenze di questi giorni e la manifestazione del 22 dicembre scorso, la Rete Campana Salute e Ambiente ed i comitati territoriali tornenranno a farsi sentire con determinazione dopo l’ennesima beffa della proroga del commissariato che sarebbe dovuto definitivamente terminare il 31 dicembre prossimo.
Ma si sa che qui....e’ tutto straordinario...

Ascolta il commento di Antonio Musella

Speciale di approfondimento a cura di Global Project Napoli
 
Contrada libero! (e dentro Bassolino)
Maurizio Blondet
30/12/2007
Antonio Bassolino

Onore e Bruno Contrada.
Dio sa quanto gli sarà costato firmare per lasciare l’ospedale esprimendo la volontà di tornare in carcere.
Ma era un atto che un uomo come lui doveva fare: per smascherare l’ipocrisia del potere.
Quel potere è pronto a dargli la grazia, basta che lui la chieda in ginocchio.
Ma lui non la chiede.
Chiede giustizia, perché si sa innocente iniquamente condannato da un gruppo del potere.
Allora, si trova l’inghippo italiota: ti ricoveriamo, «ragioni di salute», poi ti lasciamo uscire quando sarai dichiarato morente, potrai morire a casa…
Tutto alla chetichella.
Ci sono tante vie d’uscita, porticine nascoste nel sistema legale, ce n’è una anche per te.
«E stacce!», come dicono a Roma.
Lui non c’è stato.
Vuole essere riabilitato.
Alla luce del sole, vuole che dicano che lui è stato un servitore dello Stato, e che a tradire sono stati gli altri, quelli che l’hanno fatto condannare (1).
Se ci si pensa, è lo stesso inghippo usato per il generale Speciale.

Aveva disobbedito a Visco, il quale voleva trasferisse i finanzieri che indagavano su UNIPOL -BNL, insomma il potere bancario diessino.
Poichè Speciale resisteva, il potere, per bocca di Padoa Schioppa, gli ha rivolto accuse gravissime: «Gestione personalistica e anomala», ha fatto della GdF «un corpo separato».
Accuse di «reticenza e non-operatività», di «grave inadeguatezza» nella scelta dei collaboratori, uno dei quali «proposto per il rinvio a giudizio per reati gravissimi», tipo «peculato, falso ideologico, soppressione di atti».
Accuse per le quali Padoa Schioppa, per coerenza, avrebbe dovuto degradare il generale e consegnarlo ai giudici, in attesa di condanna e carcerazione.
Invece che fa il Padoa?
Propone di spostare Speciale alla Corte dei Conti.
«E stacce!», come dicono a Roma: anche lì si prendono degli enormi stipendioni,  mica ci perdi niente.


Il caso di Speciale è meno tragico, e anche meno limpido, di quello Contrada.
Ma entrambi indicano il livello a cui è scesa la «legalità» in mano alla Casta.
E’ la legalità che fa l’occhiolino: non ostacolarci altrimenti ti annichiliamo «legalmente»; lasciati disonorare e insultare, chè poi noi in un modo o nell’altro ti salviamo.
Siamo così umani.
Abbiamo imposto all’ONU la moratoria sulla pena di morte.
Agli assassini diamo ergastoli che durano 3 anni.
Ma con i nemici nostri, sappiamo essere spietati.
Ti conviene starci.
Ed è tutto vero, purtroppo.


Guardate Bassolino: amico loro, carne della loro carne, è non solo a piede libero, ma continua ad essere governatore della Regione che ha devastato e riempito di rifiuti.
Contrada ha avuto dieci anni di galera per «concorso esterno» con la mafia.
Ma per Bassolino è difficile parlare di «concorso esterno» con la camorra.
E’ la parola «esterno» ad essere di troppo.
Giorni fa sul Corriere Sergio Rizzo (il coatutore di «La Casta» con Gian Antonio Stella) ha raccontato di una grossa azienda tedesca, la Remondis, che s’è offerta di ricevere e smaltire tutti i rifiuti della Campania in un inceneritore da realizzare in Renania, ai confini col Lussemburgo (2).
Stranamente, né i renani né i lussemburghesi sono insorti, come fanno i «cittadini napoletani» (con le facce di pregiudicati) che si mobilitano per pestare i poliziotti quando si tenta di aprire una discarica.
Anzi, là la spazzatura è considerata una risorsa: l’inceneritore la trasformerebbe in elettricità.
La Remondis chiede solo che il contratto con Napoli duri 15 anni, perché deve fare un grosso investimento.
Da Rizzo, abbiamo appreso che la ditta tedesca già accoglie e brucia ogni giorno mille tonnellate di monnezza napoletana (sulle 7.500 prodotte).
Ogni giorno, treni carichi di luridume passano il Brennero dove la Germania lo accoglie e lo brucia efficientemente.
Con gran guadagno: non solo produce energia elettrica, ma riceve dall’Italia 215 euro a tonnellata per i rifiuti domestici, di più per quelli speciali.
Apprendiamo che questo export napoletano, forse l’unica voce di esportazione campana, anziché rendere, costa: 400 mila euro al giorno.
In lire, sono 800 milioni al giorno presi ai contribuenti, e sottratti a pensionati e poveri.
E questo dura da 14 anni, da quanto dura l’impero di Bassolino sulla Regione.


Apprendiamo altre cose curiose.
Che spedire i rifiuti in Germania a 215 euro a tonnellata costa comunque meno che smaltirli in zona.
Qui, il commissario all’emergenza rifiuti spende da un minimo di 290 euro a oltre mille a tonnellata.
I conti li fa Rizzo.
Sono 120 euro a tonnellata per fare le famose «ecoballe», ossia per confezionare la rumenta nei fogli di plastica: solo da noi si confeziona il marciume come fosse un dolciume.
Altri 20 a tonnellata lo vogliono i camion per portare le «ecoballe» sui terreni di discarica.
Altri 150 costa lo stoccaggio, naturalmente «provvisorio», in attesa degli inceneritori che «la società civile» (con facce da pregiudicato) non vuole si facciano.
In attesa, le «ecoballe» «stazionano per anni in terreni acquistati o presi in affitto a caro prezzo».
Ben 250 ettari di terreno della Campania felix, sottratti all’agricoltura e al turismo, sono occupati stabilmente, da un quindicennio, dal marciume.
«Più stanno, più il costo sale», dice Rizzo: «e dato che le ‘ecoballe’ sono lì dal 2001,  fate voi i conti».
Ora, non ci vuole Sherlock Holmes per capire che tutti questi soldi pubblici vanno alla camorra. Che è la camorra a confezionare le «ecoballe» per 120 euro a tonnellata, a fornire i camion a 20 euro, a garantire lo stoccaggio a 150, a vendere o affittare a caro prezzo quei terreni.
E che naturalmente, la camorra vuole fortemente che i terreni restino occupati dalla monnezza, perché più stanno e più la delinquenza ci guadagna.
Né occorre un procuratore geniale per capire che tutto questo è colpa di Bassolino e della sua complice, la stridula Jervolino.


Anche a volere sorvolare sulle responsabilità penali, ci sono quelle amministrative che parlano, perlomeno di incompetenza.
E arroganza: la tassa sui rifiuti costa ai napoletani il 140% in più che ai milanesi.
Una tassa in corrispettivo di un servizio che non viene reso.
Recentemente la tassa è stata aumentata del 100%.
Ce ne sarebbe abbastanza per sparare su Bassolino-Jervolino tutte le accuse rivolte da Padoa Schioppa a Speciale: «Gestione personalistica e anomala», «reticenza e non operatività», «grave inadeguatezza».
Né scarseggiano i «collaboratori» indiziati per «gravissimi reati».

La ASL di Napoli 4 rischia lo scioglimento per infiltrazioni camorristiche: il suo bilancio è di 500 milioni l’anno (mille miliardi in vecchie lire), si capisce che interessi alla camorra.
Il direttore della ASL Napoli 2, Pierluigi Cerato, ha ricevuto «forti pressioni» per nominare un direttore sanitario - quello e non un altro - da Peppino Petrella, assessore alla Sanità della regione:
e le «pressioni» (possiamo chiamarle minacce, intimidazioni) sono state intercettate, dunque sono agli atti.
Petrella, «o’ Peppino», è medico: più precisamente, è il medico personale di Bassolino (3).
La Regione Campania ha acquistato prodotti derivati dalla UBS: cattivo affare, che costerà alla regione 28 milioni di euro di costi impliciti, che dovranno pagare le amministrazioni future (e noi contribuenti).
Hanno sbagliato anche altre Regioni e Comuni, sono tante ad essersi fatte fregare dalle banche con gli strumenti finanziari più truffaldini.
Già: ma alla UBS che ha inguaiato la Campania lavora Gaetano Bassolino, figlio del governatore.
E - guarda caso - proprio nell’ufficio che si occupa di «investimenti delle pubbliche amministrazioni».
Il concetto di «conflitto d’interessi», tanto spesso elevato contro Berlusconi, non si applicherà per caso anche qui?


Ma no: i figli «so’ pezzi e’core».
La nostra giustizia è umana.
Mica come quella cinese.
Eppure gli atti, da utilizzare in tribunale, non mancano.
«La relazione della Commissione d’accesso composta da specialisti di polizia, carabinieri, guardia di finanza, della Dda, la Direzione distrettuale antimafia, e inviata dalla Prefettura di Napoli è raggelante. La Commissione avrebbe riscontrato ‘la presenza di concordanti elementi di condizionamento camorristico’ ».
C’è anche un lato comico, come non può mancare nella città di Pulcinella.
Fra il 2000 e il 2004, Bassolino - proprio lui, vista la sua competenza - è stato «commissario speciale all’emergenza rifiuti».
Dopo di che, è stato rinviato a giudizio, insieme ad altri 29 (con facce da pregiudicati) per truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato e frode in pubbliche forniture.
I camorristi sanno però come cavarsela, conoscono meglio di noi onesti sprovveduti  la «legalità» e le sue porticine di sicurezza nascoste, hanno buoni avvocati.
Bassolino, per l’abuso d’ufficio, ha dichiarato di aver firmato delle carte senza leggerle: così viene meno il «dolo» e resta, al massimo, la negligenza.
Frattanto il GUP Alberto Vecchione, che aveva avviato l’indagine, è stato trasferito (senza che fosse indicato il sostituto); gli avvocati hanno contestato un centinaio di difetti di notifica; l’udienza preliminare slitta da un mese all’altro, è già slittata tre volte.
Si arriverà sicuramente alla prescrizione.


A suo tempo il procuratore capo Agostino Cordova (in quota PCI) tentò un paio d’inchieste sull’amministrazione di Bassolino.
Segnalò come strano che i suoi sostituti procuratori, benchè avessero decine di procedimenti pendenti contro sicari della camorra, preferissero occupare il tempo ad indagare sui poliziotti che pestarono i no globale nel G-8… a Genova.
Ben 60 magistrati presentarono esposto contro Cordova.
Il quale fu trasferito «per incompatibilità ambientale e funzionale»: finalmente una verità, in fondo.
Noialtri ingenui tendiamo a pensare che Bassolino, in questi giorni di monnezza e di debito regionale mostruoso, si nasconda.
Non si faccia vedere in giro.
Che strisci lungo i muri e sia tanto prudente da non compiere atti discutibili.
Invece no.


Ecco l’ultima: Bassolino, con la sua giunta, ha indetto un appalto per l’acquisto di 700 telefonini cellulari.
Dicesi settecento, da distribuire ad assessori, dirigenti e «personale con esigenze di reperibilità». D’accordo, le esigenze di servizio.
Ma allora a che scopo alcuni dei cellulari sono «modello top con lettore mp3»?
I reperibili devono ascoltare musica pop per ragioni di servizio?
E una sessantina di telefonini sono Blackberry con navigatore GPS: forse perché i dirigenti e assessori in emergenza rischiano di smarrirsi tra le montagne di monnezza di cui hanno coperto la città?
Forse il motivo è un altro.
E’ che Bassolino e la sua banda sono immuni dalla «legalità» italiota, e possono fare quel che vogliono.
Il perché lo ha detto lo stesso governatore: «Siamo l’unica regione in cui il centrosinistra dal ‘93 in poi ha sempre vinto. E io sono l’unico politico ad aver aumentato i voti ogni volta che si è presentato, al Comune o alla Regione».


Sotto Bassolino, i turisti in Campania sono diminuiti del 20%, ma i voti alla sinistra sono aumentati.
La Camorra sa come farli aumentare.
E poi parliamo di «concorso esterno» per Contrada.
E Bassolino?

Maurizio Blondet

Iervolino dice no all'esercito
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Bassolino in linea con Iervolino e Di Palma. Primo obiettivo: Carinola. Strigliata ai sindaci e alle Province. Il 28 la conferma del Commissariato per un altro anno
Regione, Comune e Provincia di Napoli. È l´asse che difende Pansa e le sue iniziative, alla vigilia di interventi impopolari e della conferma per il 2008. E l´assessore regionale Di Lello lo incoraggia a usare il pugno di ferro, «che chiami anche l´Esercito». Roghi ovunque, diffuso rischio di diossina, 90 mila tonnellate di rifiuti in tutta la Campania: ma Pansa, forte del nuovo sostegno, darà un brusco impulso al suo programma. Primo obiettivo, il sito casertano di Carinola. Per Giugliano, che minaccia di citare il governo per danni, c´è invece un´altra udienza oggi in tribunale. «Taverna del Re dev´essere chiusa subito». Scade domani il termine, forse slitta al 31 dicembre.
Tre giorni per arginare la crisi più cupa. Ieri, oggi, domani. La maratona comincia con due riunioni. È stato il martedì di Alessandro Pansa. Sembrava alle corde, sdegnato per l´ostilità di molti politici schierati sulle trincee dei comitati, contrari all´apertura dei siti di stoccaggio. «È preoccupato ma determinato», lo descrivono così, risollevato dalle parole di Bassolino, Iervolino, Di Palma. «Noi non l´abbandoneremo mai, caro prefetto, se pure dovessimo vederci ogni sera per fare il punto, siamo disponibili». Massimo sostegno. Si rivedono in una Conferenza dei Servizi, un mega-vertice, domani pomeriggio, di nuovo in prefettura. Parole che rassicurano il prefetto in un momento cruciale. Una crisi definita «ingestibile», un incrocio di scadenze, il caso Giugliano, la mancanza di nuovi siti, l´imminente conferma per il 2008. Pansa non poteva essere sereno. «La situazione è difficile, ma noi saremo sempre accanto al Commissario, con il più aperto sostegno e con tutte le risorse disponibili» è la linea ribadita dalla Regione. La proroga per tutto il 2008 sarà sancita in un decreto legge il 28 dicembre.

Nella prima riunione, è stata invece valutata l´offerta dell´assessore regionale Enzo De Luca: 124 cave abbandonate o abusive, pronte per ospitare rifiuti. Si studierà come renderli inerti, in breve tempo. Con Regione, Provincia di Napoli e Comune c´erano anche Arpac e l´Istituto nazionale di sanità che assumono quindi la guida di una commissione di alto profilo. Per colmare con ecoballe le cave. La legge esige che siano rifiuti inerti. Non lo sono. Ma possono diventarlo. Dice un tecnico: «Si va sulla luna, volete che non si riesca ad inertizzare un rifiuto che è comunque secco, non umido? Impresa possibile, se si ha voglia di fare». È stato anche fissato un punto invalicabile: rispetto rigoroso della salute dei cittadini e tutela dell´ambiente.
Per la Regione l´assessore al Turismo, Marco Di Lello, si è spinto anche oltre. È preoccupato.
Si annuncia un Natale con molti forestieri. Chiede quindi che niente sia trascurato per arginare la crisi dei rifiuti. «Intervenga anche l´esercito». È un appello ma anche uno slancio istituzionale decisivo in giorni difficili: Pansa sta per requisire subito almeno un sito. Ed il primo, per velocità di realizzazione, è quello casertano di Carabottoli a Carinola dove il contingente di polizia e carabinieri non ha mai abbandonato le posizioni. Anche se un documento di 15 sindaci casertani al prefetto Maria Elena Stasi indica il sito alternativo di Sellecola, nello stesso centro. Ma può evitare la contaminazione di una filiera rilevante per l´economia dell´area, quella bufalina con produzione di mozzarella pregiata. Carinola dovrebbe ospitare un sito provvisorio di stoccaggio. Pignataro Maggiore invece una discarica. Ma gli specialisti segnalano una falda d´acqua ad un metro di profondità, capace di inquinare canali e pozzi, distruggendo colture e allevamenti.
Timori e attesa si avvertono anche in città Significative le parole del cardinale Sepe. «Questa situazione lede la dignità dei napoletani». Il Comune di Napoli, con l´assessore Gennaro Mola, ha però assicurato Pansa sull´impegno dell´Asìa che ha arginato finora i disagi della città, soprattutto nel centro.
Assente ieri, Giancarlo Viglione, capo di gabinetto del ministro Pecoraro, incontrerà alle 9,30 il prefetto Pansa. Tra i temi, quello di Serre. A Macchia Soprana le operazioni vanno a rilento. Nevischio e fango, spesso i tir sono trainati da trattori sul fondo viscido. Non è arrivato invece Francesco Boccia, capo del dipartimento di Palazzo Chigi. Ha telefonato. E in serata Pansa fa diffondere un comunicato. Dà notizia di una ordinanza a Province e sindaci perché «anche in territori intercomunali» offrano siti di stoccaggio provvisorio per ecoballe. Ha ricordato, con fine severità istituzionale, che i presidenti delle Province, «in quanto subcommissari», devono «coordinare le iniziative». Sollecita Caserta, Avellino, Benevento. È grato per la disponibilità della Iervolino e dell´assessore Mola per il Comune, di Dino Di Palma e Antonio Villani per Napoli e Salerno.Pagina 1 di 2successiva »
 
 
UN CORTEO SFILA PER LE STRADE STATALI PER RIBADIRE IL "NO" ALLE DISCARICHE
PIGNATARO M. - Ancora i cittadini in strada
21/12/2007 17:2
PIGNATARO MAGGIORE - Ancora una manifestazione in mattinata per dire “No” alla localizzazione di una discarica per i rifiuti solidi urbani in località “Torre dell’Ortello” e di una discarica per le eco-balle a Carinola. Inizialmente – almeno fino a dodici ore prima – il raduno era previsto davanti alla ristorante “Russo Center”, dove già vi erano decine e decine tra poliziotti e carabinieri – la stima ufficiale era di centosettanta uomini delle forze dell’ordine. Proprio davanti al ristorante è stato comunicato un cambiamento di programma. Nella serata di ieri, infatti, dalla Questura è arrivata una diffida ai sindaci del circondario che avevano aderito alla manifestazione e a Raimondo Cuccaro, promotore primo della protesta, a non bloccare l’autostrada, poiché alla luce di quanto accaduto nell’ultima manifestazione, questa volta sarebbero potuti incorrere in sanzioni penali. La stessa comunicazione autorizzava il corteo a percorrere le strade di Pignataro Maggiore che portano da piazza Umberto I alla strada statale Casilina, quindi via del Conte e la statale Appia, fino a “Torre dell’Ortello”. Proprio in virtù di tale missiva, gli organizzatori hanno preferito non forzare la mano e seguire le direttive visto che nel momento in cui serviva la prova di forza dei manifestanti, questa è arrivata. Il corteo si è ritrovato al bivio di Pignataro Maggiore in località “Taverna”. Nel corteo tra i circa cinquecento cittadini presenti, in molti arrivavano da Francolise e da Carinola. Tra i cronisti della stampa i giornalisti del “Mattino” e la giornalista Rai Grazia Graziadei. Intorno alle 10.30 il corteo si avvia verso via del Conte, attraversa il passaggio a livello dove qualcuno vorrebbe fermarsi. Ad ogni modo si prosegue. Arrivati sulla strada statale Appia cominciano i comizi. Parla Raimondo Cuccaro, il sindaco di Camigliano, quello di Pignataro Maggiore e quindi quelli di Grazzanise, Francolise e Cerinola. Proprio il primo cittadino di Carinola, Pasquale Di Biasio, viene contestato da alcuni cittadini di Francolise nelle retrovie, i quali imputano alla fascia tricolore tutta una serie di responsabilità sulla discarica per le eco-balle. Prende la parola anche il consigliere comunale di minoranza Giorgio Valente, il quale alla fine tributa un forte ringraziamento per l’impegno profuso in queste settimane, a Raimondo Cuccaro e auspica che possano nascere altre persone del genere che difendano il territorio da attacchi del genere. Il corteo prosegue la sua marcia fino al bivio per Brezza, dove ulteriori interventi degli organizzatori decretano la fine della manifestazione. Si ritorna a casa, anche se girano dalla prima mattinata due notizie molto importanti: l’incarico al commissariato di governo per l’emergenza rifiuti non sarà prorogato oltre il 31 dicembre prossimo, senno il centrosinistra sarebbe pronto a ritirare la fiducia al governo; nella risposta all’interpellanza urgente presentata dall’onorevole Zinzi mercoledì scorso, il Sottosegretario di Stato per l’ambiente e la tutela del territorio e del mare, Laura Marchetti, avrebbe riferito che il sito delle “cento moggia” sarebbe stato segnalato al commissario per l’emergenza rifiuti dai responsabili di Enti locali.

Rifiuti, è l'ora dell'esercito

Il piano: non saranno impiegati soldati, ma aperti centri di stoccaggio in aree militari. Pecoraro Scanio chiede aiuto al ministro Parisi. Il presidente della Provincia De Franciscis non collabora  
di Antonio Corbo
È l´ora dell´esercito. Può aiutare la Campania aprendo spazi del Demanio militare alle ecoballe. Pecoraro Scanio ha chiesto aiuto ad un altro ministro, Arturo Parisi, responsabile della Difesa. «Siti di stoccaggio temporanei in zone che di interesse ambientale», è la premessa, per escludere dall´elenco l´oasi di Persano, a sud di Salerno. Già avviata la ricognizione delle sedi possibili. Dopo la telefonata con Pecoraro Scanio, è apparso risollevato Alessandro Pansa, che oggi riceve di nuovo Regione, Provincia di Napoli e Comune. Ha parziale successo l´ordinanza di martedì. Si attribuiscono nuove responsabilità alle Province per coordinare le ricerche dei siti di stoccaggio da parte dei comuni. Pansa ha ricordato ai presidenti che la legge dà loro le funzioni di subcommissari.

Napoli si è da tempo allineata, Caserta no. «Finché non torneranno le competenze a Provincia e Comuni noi non abbiamo alcun ruolo», ha polemicamente precisato Sandro De Franciscis dopo l´incontro con Pansa. La stessa posizione fu presa dal sindaco Nicodemo Petteruti. Dice De Franciscis: «Troppi gli impegni mancati. Bonifiche, riduzione della Tarsu come sancito nel protocollo d´intesa siglato nel novembre 2006 con l´allora commissario Guido Bertolaso per l´apertura della discarica provinciale di Lo Uttaro. Siamo poi la provincia con il maggior numero di ecoballe stoccate, circa tre milioni e mezzo, e 47 dei 104 comuni versano in condizioni ambientali drammatiche senza che le bonifiche siano cominciate». Rottura, quindi.
Casertana è la prima zona da adibire a sito di stoccaggio: il sindaco di Carinola, Pasquale De Biasio, con altri 15, ha però scritto al presidente della Repubblica. Convinca Pansa, si legge, a cambiare idea. A Carinola, con i bambini sui trattori, sono state respinte l´altro giorno le forze dell´ordine. Pansa era molto turbato per un servizio televisivo che attribuiva alla polizia azioni violente. Non aveva dato alcun ordine, né intende farlo. «Bisogna dialogare e ottenere il consenso», ripeteva ancora ieri, presenti a Pozzuoli il sottosegretario dell´Interno, Rosati, gli assessori di Regione Provincia, Luigi Nocera e Francesco Borrelli. I manifestanti di Carinola e Pignataro Maggiore si ritrovano domani a Capua. Il rischio che blocchino l´autostrada è fondato. Sabato andranno poi a Palazzo Chigi.


Contestazioni a Ercolano. Ribaltati e bruciati cassonetti carichi di immondizia tra via Alveo e Corso Umberto, interventi di polizia e vigili urbani, traffico in tilt. Nuovo blocco stradale ieri sera. Tensioni sempre più alte. Il sindaco Nino Daniele cerca un sito provvisorio di stoccaggio in linea con l´ordinanza del prefetto e con l´invito trasmesso dall´assessore provinciale all´Ambiente, Giuliana Di Fiore, a tutti i comuni. Molti cercano già gli spazi. L´assessore Di Fiore ripete l´iniziativa di "Rifiuti speciali sotto l´albero" che consentì l´anno scorso una raccolta di 50 tonnellate, apparecchi elettronici soprattutto. Oggi una conferenza in Provincia.

A Napoli intanto la situazione migliora: da 2400 a 1980 le tonnellate. Sono stati parzialmente chiusi i Cdr di Giugliano, Caivano e Pianodardine. Tra le ipotesi c´è anche quella di fermare i Cdr per mesi. Riparandoli, si produrranno ecoballe a norma, tali da essere bruciate ad Acerra. Ma occorrono siti di stoccaggio e discariche a sufficienza. Serre va ad esaurirsi.
Per la riconversione delle 124 cave offerte dall´assessore regionale Enzo De Luca, oggi alle 10 tavolo tecnico guidato da Luciano Capobianco dell´Arpac, da Enea e Istituto della sanità. Bisogna adeguare le ecoballe, renderle "rifiuti inerti" con resine e polimeri. «Procedimento possibile, ma lungo e costoso».

Ieri l´udienza presso l´ottava sezione civile del tribunale per Giugliano. È richiesta la chiusura di Taverna del Re, che era tuttavia fissata per oggi. Rischia di slittare al 31 dicembre. I comitati sono però pronti a sbarrare la strada ai Tir di ecoballe. Parola d´ordine: «Neanche un minuto in più».
(20 dicembre 2007)

 

 

La riforma aveva già avuto l'ok di Palazzo Madama

E alla fine la Camera tagliò i tagli

I deputati sopprimono il tetto agli «stipendi d'oro» dei manager pubblici

Taglia, taglia, scusate il bisticcio, stanno tagliando i tagli. L'ultimo a essere soppresso è stato il tetto agli «stipendi d'oro». Passato al Senato, è stato cancellato alla Camera. Anzi, d'ora in avanti i «grand commis» pubblici potranno guadagnare anche di più. Alla faccia di tutte le promesse intorno al bisogno di sobrietà. E di tutti gli italiani che faticano ad arrivare a fine mese. Eppure, dopo tante retromarce nella sbandierata moralizzazione avviata solo per placare l'indignazione popolare, pareva che almeno questo principio fosse acquisito: chi lavora per la sfera pubblica (dai ministeri alle Regioni, dalle aziende di Stato alle municipalizzate) non deve avere buste paga, liquidazioni e pensioni troppo alte. Per mille motivi. Perché le nomine sono spesso dovute non alle capacità professionali ma alle amicizie giuste. Perché in cambio di certi appannaggi non viene chiesta talora efficienza ma piuttosto «gentilezze» al partito di riferimento. Perché nel mondo privato, tirato in ballo a sproposito, chi guadagna molti soldi deve anche render conto agli azionisti del proprio operato (nei Paesi seri) e non mangia contemporaneamente a due greppie: i contratti deluxe del libero mercato e le sicurezze del sistema pubblico.

Ed ecco che Palazzo Madama aveva approvato, all'articolo 144 della Finanziaria, le seguenti regole: «Il trattamento economico onnicomprensivo di chiunque riceva a carico delle pubbliche finanze emolumenti o retribuzioni nell'ambito di rapporti di lavoro dipendente o autonomo con pubbliche amministrazioni statali (...) agenzie, enti pubblici anche economici, enti di ricerca, università, società non quotate a totale o prevalente partecipazione pubblica nonché le loro controllate, ovvero sia titolare di incarichi o mandati di qualsiasi natura nel territorio metropolitano, non può superare quello del primo presidente della Corte di cassazione». Cioè 275 mila euro l'anno. Chiaro? Chiarissimo: il limite valeva per tutti (tutti) gli stipendi pagati con soldi pubblici. Compresi «i magistrati ordinari, amministrativi e contabili, i presidenti e componenti di collegi e organi di governo e di controllo di società non quotate, i dirigenti». E se per trattenere Fiorello o strappare Gerry Scotti a Mediaset la Rai fosse costretta a offrire più della concorrenza? Previsto anche questo: «Il limite non si applica alle attività di natura professionale e ai contratti d'opera» se si tratta di «una prestazione artistica o professionale indispensabile per competere sul mercato in condizioni dì effettiva concorrenza ». E se invece si trattasse di strappare alla concorrenza non un cantante ma un grande manager che sul libero mercato potrebbe guadagnare tre, quattro o cinque volte di più? Anche queste eccezioni erano previste. Come eccezioni, però. Le nuove regole infatti, diceva l'articolo 144, «non possono essere derogate se non per motivate esigenze di carattere eccezionale e per un periodo non superiore a tre anni». Di più: dovevano ottenere la firma del capo del governo e rientrare «nel limite massimo di 25 unità. Corrispondenti alle posizione di più elevato livello di responsabilità». Riassumendo: solo venticinque altissimi dirigenti pubblici in tutto il Paese e per un periodo limitato (quindi niente pensioni d'oro e niente liquidazioni stratosferiche) potevano guadagnare più di 275 mila euro l'anno. Tutti gli altri, sotto. E guai a chi faceva il furbo perché ogni contratto doveva d'ora in avanti essere trasparente. Di più: «In caso di violazione, l'amministratore che abbia disposto il pagamento e il destinatario del medesimo sono tenuti al rimborso, a titolo di danno erariale, di una somma pari a dieci volte l'ammontare eccedente la cifra consentita».

Non bastasse, l'articolo fortissimamente voluto soprattutto da Massimo Villone e Cesare Salvi, autori del libro «I costi della democrazia», metteva un altro candelotto sotto i privilegi di certi boiardi di Stato: il divieto del cumulo di poltrone, a meno che non accompagnato da una robusta decurtazione delle prebende. Insomma: una piccola grande rivoluzione. Che per la prima volta cercava di mettere ordine in un sistema che negli ultimi anni aveva lasciato i cittadini basiti davanti a casi clamorosi. Come quello di Giancarlo Cimoli, che guadagnava alle Ferrovie circa 1,5 milioni di euro l'anno e se ne andò, per andare a guadagnarne 2,7 all'Alitalia, con una liquidazione per «raggiungimento risultati » (il pareggio) di 6,7 milioni. O del suo successore Elio Catania, che per un paio di anni alle Ferrovie (lasciate con un buco di 2 miliardi e 155 milioni) incassò una buonuscita di 7 milioni. O ancora quello di Massimo Sarmi che alle Poste prende un milione e mezzo di euro l'anno cumulando le buste paga da amministratore delegato e di direttore generale. Per non dire di certi arbitrati, compensati con parcelle da capogiro. Tre per tutte? Quella spartita (in tre) dal collegio guidato dall'ex presidente del Consiglio di Stato Mario Egidio Schinaia (1,4 milioni), quella finita al collegio presieduto dall'avvocato dello Stato Giuseppe Stipo (1,3 milioni per due verdetti), quella incassata dal collegio pilotato da Marcello Arredi, capo del dipartimento Infrastrutture stradali del ministero delle Infrastrutture e presidente nel 2006 di un collegio incaricato di regolare una controversia fra l'Anas e l'Impregilo: 1,2 milioni. Soldi in più, oltre lo stipendio. Potevano i potentissimi Grand Commis accettare una sforbiciata del genere? No. E così, subito dopo l'approvazione in Senato, talpe sapienti hanno cominciato a rosicchiare l'articolo 144, a partire dai trattamenti alla Banca d'Italia, comma per comma, riga per riga. Risultato: la Commissione Bilancio della Camera, tra le proteste di una pattuglia di indignati guidata da Villone, ha praticamente fatto saltare tutti, ma proprio tutti, i punti centrali. E a meno che non intervenga il governo, tutto continuerà come prima. Anzi, peggio. Perché il messaggio all'opinione pubblica, dopo tante promesse, è uno solo: marameo.

Lo stesso marameo che, dalle bianche spiagge di Bali, lanciano agli italiani i componenti della affollatissima delegazione italiana al vertice mondiale sul clima: 52 persone. Dicono Alfonso Pecoraro Scanio e il suo staff che altre delegazioni sono ancora più numerose. E che l'altra volta, a Montreal, l'allora ministro Altero Matteoli si portò perfino due agenti di scorta. Sarà. Ma ci restano alcune curiosità: come mai, nel mucchio, oltre a tre rappresentanti del Comune di Milano, due della Regione Lazio, un assessore della Toscana e l'assessore all'Ambiente della Campania Luigi Nocera, riemerso per l'occasione dai cumuli di immondizia napoletana, ci sono solo due sindacalisti della Cgil e della Uil e nessuno della Cisl? Possibile che nessuno della Cisl, con una collana di orchidee al collo, avesse da dire qualcosa sul pianeta?

Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella

 

 

 

 

 

 

Il vicesindaco contrario a Vaglie «La salute è più importante degli interessi economici» Di Biasio: no a Carabottoli



LILLY VICCARO THEO Carinola. Centinaia di persone hanno sfilato sotto gli ombrelli dalla piazza principale fino al presidio permanente a Casanova: per essere stato un pomeriggio di pioggia incessante, la popolazione della frazione principalmente interessata dal problema del sito di stoccaggio, ha risposto bene. Sfidando il freddo come ogni giorno da un mese a questa parte, uomini, donne e bambini tengono alto il fronte dell’attenzione al presidio e vogliono far sentire la propria voce. A prendere la parola il vicesindaco e assessore all'ambiente Gennaro Mannillo che ha rimarcato quanto sia più importante la salute delle persone che gli interessi economici del comune. A neanche un’ora e a un chilometro scarso di distanza, il sindaco Pasquale Di Biasio, invitato a prendere parte alla manifestazione indetta dal comitato spontaneo sorto a Nocelleto per difendere tutto il comune dal pericolo ecoballe, ribadisce il suo fermo no sia a Carabottoli che a Casanova. Si sono intrecciate, rincorse e contrapposte le due manifestazioni: quella a Casanova aveva l’intento di non far calare la tensione, quella prevista prima a Nocelleto e poi spostata a Palazzo Novelli a causa della pioggia è stata indetta per dare l’avvio a un nuovo comitato che raccolga le istanze di tutto il comune. È composto da un gruppo di persone aiutate dalle associazioni di categoria a difesa dell’agricoltura che vuole opporsi all’ipotesi ecoballe a Carinola senza distinzione di frazioni e di probabili siti, idonei i meno. Non sono stati creduti: nonostante lo sbalzo di un’ora dall'inizio della manifestazione rispetto all’orario originario che era uguale a quello in cui si doveva muovere il corteo a Casanova, della frazione della cava sono venuti a palazzo Novelli solo in pochi. Ragazzi soprattutto, ringraziati più volte dagli organizzatori. Ma l’indecisione a mettere la propria firma per il «comitato unitario» è stata forte. A guidare i lavori di quella che è diventata una tavola rotonda le associazioni di categoria: Pasquale Galdieri della Confagricoltura, Salvatore Ciardiello della Cia e Giovanni Capezzuto della Coldiretti. Hanno concordato sull’impossibilità di fare il sito di stoccaggio sia a Carabottoli che in località Vaglie per difendere i marchi distintivi dell'economia carinolese: il dop della mozzarella, l'igp della mela annurca e doc del falerno. Nella sala grande del palazzo catalano, erano presenti decine di allevatori bufalini, coltivatori e semplici cittadini di Cancello e Arnone, preoccupati dalla vicinanza di Carabottoli alle loro aziende e alle loro case. «Il frazionismo ha aiutato solo Pansa - ha detto Galdieri - se il sito sarà la cava o Carabottoli, la sconfitta è di tutti i carinolesi. La lotta deve essere fatta insieme e sarebbe ora di ricompattare il comune». «Se il 19 il Tar dovesse accettare il nostro ricorso escludendo Vaglie, avremmo tutti quanti qualche senso di colpa» ha detto Di Biasio. Il primo cittadino si riferisce all’individuazione del sito alternativo e ha continuato a difendere la linea della fermezza per tutto il comune. A Pignataro invece si attende l’incontro di domani con il commissario straordinario Alessandro Pansa.

 
 

 

 

Carinola, oggi cortei a Casanova e Nocelleto



LILLY VICCARO THEO GIULIO SFERRAGATTA Carinola. Due manifestazioni che inizieranno l’una a pochi minuti e a pochi chilometri dall’altra. La questione delle ecoballe ha portato a Carinola un unico e incontrovertibile dato, la spaccatura di due frazioni dello stesso comune: da un lato il comitato permanente a Casanova che vive ventiquattro ore al giorno di turni, falò e freddo per scongiurare il pericolo in località Vaglie, dall’altra parte Nocelleto e i suoi numerosi abitanti che stanno tentando, attraverso la via delle istituzioni (coinvolgendo anche le forze politiche dei comuni limitrofi) di non far diventare deposito di rifiuti il sito alternativo, quello di Carabottoli. A Casanova il corteo inizierà questo pomeriggio alle sedici e, come un mese fa, partirà dalla piazza per arrivare al presidio. A Nocelleto, la manifestazione ci sarà, sempre alle quattro, nella piazza principale, luogo di raccolta di un nuovo e preoccupatissimo comitato di cittadini. Invitate a partecipare anche le associazioni di categoria agricole di cui la Coldiretti ha già assicurato la sua presenza così come, stando a quanto riferito dai membri del comitato «contro le ecoballe a Carinola» (e quindi non solo a Casanova ma contro lo stoccaggio in ogni parte del comune) è assicurata anche la presenza del sindaco Pasquale Di Biasio che in consiglio comunale votò contro l’individuazione di Carabottoli come sito alternativo alla cava di Casanova. Anche a Pignataro continuano intanto le iniziative contro l’apertura della discarica in località «Cento Moggi». All’indomani della vastissima manifestazione di protesta che ha paralizzato l’A1, e con il pensiero già rivolto alla riunione con Pansa che avrà luogo agli inizi della prossima settimana a Napoli, i sindaci dei comuni caleni, i primi cittadini di Grazzanise e Santa Maria La Fossa, i rappresentanti dei comitati civici e degli allevatori, si sono incontrati, ieri mattina a Pignataro. Ancora una volta è stato richiesto al presidente della Provincia Sandro De Franciscis di mediare tra gli interessi della cittadinanza e le esigenze commissariali. «Il presidente De Franciscis - riferisce Raimondo Cuccaro, leader dell’opposizione pignatarese - è invitato a intervenire alla riunione che si terrà innanzi al Prefetto Pansa e dovrà indicare un sito alternativo più adeguato rispetto a quello individuato in località “Torre d’Ortello”». Stesso invito arriva dall’Udc. «La scelta del sito - afferma l’onorevole Domenico Zinzi - deve essere l’effetto di una programmazione che investa tutto il territorio provinciale, mentre, purtroppo, questa ennesima emergenza non lascia speranza che si possa superare in tempi brevi».

 

Siamo pronti a resistere con ogni mezzo»




 ELIO ZANNI Pignataro maggiore. «Non c’è decreto di requisizione che tanga, i ”Cento moggi” non si toccano». Questa la decisione finale delle assise congiunte di ieri poste in essere, a Pignataro Maggiore, dai sette sindaci antidiscarica in rappresentanza dei comuni di Camigliano, Calvi Risorta, Sparanise, Grazzanise, Pastorano, Giano Vetusto e, appunto, Pignataro. Un consiglio intercomunale all’aperto. E che resterà aperto. Persino il verbale d’assemblea sarà firmato solo a risoluzione della vicenda. Circa mille persone hanno partecipato, durante tutto l’arco dei lavori, alla manifestazione con il chiaro intento di spostare, stamattina, sugli stessi luoghi «della resistenza civile» giovani, anziani, casalinghe e studenti, di tutte le scuole di ogni ordine e grado per opporsi alla requisizione dell’area destinata - nelle intenzioni del commissariato di governo per l’emergenza rifiuti in Campania - a ospitare la discarica. Agricoltori, sindaci, politici di sinistra, di destra, di destra estrema e i ragazzi di Tempo Rosso, che si sono dimostrati in grado di studiare linee e strategie di opposizione: picchettaggi, recinzioni umane, sagre della mozzarella di bufala offerta gratis ai manifestanti. Per opporsi a quella che sono arrivati a definire «Lo Uttaro 2». E tutto proprio lì, sugli ex terreni della camorra, nell’ultimo avamposto pignatarese ai confini con Grazzanise, a Torre d’Ortello. Dove stanno confluendo già in queste ore, in maniera discreta, polizia e carabinieri. Un clima teso, delicato, al punto da convincere il sindaco di Calvi Risorta, Giacomo Zacchia, a concentrare il suo intervento sull’invito ai manifestanti «a stare nei margini della legalità di ogni comportamento o azione, domani e in futuro», dice. Ma non c’è nulla da fare, i tecnici del prefetto di Napoli Alessandro Pansa, se dovessero arrivare già questa mattina, troveranno l’area assediata e picchettata dai cittadini e dagli amministratori pubblici. Dalla loro parte anche il vescovo della diocesi di Teano-Calvi Risorta, monsignor Arturo Aiello che, in trasferta spirituale a Milano, ha voluto essere però presente con una lettera. «Carissimi - scrive monsignor Aiello - in un momento non facile della vita delle nostre comunità, quando già il precario tenore di vita delle nostre zone è messo in pericolo dall’ubicazione di una discarica, il vescovo, rappresentante della chiesa che ha a cuore le sorti e le attese di tutti gli uomini, vi manifesta la sua vicinanza e il suo sostegno nella salvaguardia della qualità della vita per voi e i vostri figli (...). Faccio appello a quanti sono responsabili del bene comune perché si adoperino per trovare soluzioni più idonee e meno lesive del già martoriato territorio, e perché i sindaci trovino la via del dialogo con le autorità competenti». Resta intanto critica la situazione in tutta la provincia dove la raccolta prosegue con lentezza e a macchia di leopardo mentre permangono grosse difficoltà per smaltire le centinaia di tonnellate di rifiuti ancora accumulati in strada. Oggi dovrebbe essere definita una nuova strategia anche perché le piazzole di stoccaggio presso il Cdr di Santa Maria Capua Vetere utilizzate nell’ultima settimana per tamponare l’emergenza, sono a un passo dall’esaurimento. Da questa mattina, insomma, incomincia la fase più delicata.

 

 

 


Discarica di Pignataro si raduna il fronte del no
Ecoballe a Carinola la tensione si sposta sull’area di Carabottoli

 

LILLY VICCARO THEO Pignataro maggiore. Cento consiglieri comunali, sei sindaci, due consiglieri provinciali, alla presenza di cittadini, agricoltori, allevatori di bestiame (soprattutto di bufale), produttori di mozzarella, di sei comuni dell’Agro caleno, daranno vita questa mattina, a un’assemblea intercomunale, convocata per le 10, in località «Torre d’Ortello» area «Cento Moggi», sul terreno confiscato a esponenti di mafia e camorra; nel luogo, dunque, dove dovrebbe essere insediata la discarica individuata dal commissariato di governo. «Il messaggio che intendiamo ribadire - hanno spiegato consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione - è univoco e trasparente: nessuno vuole una discarica su una vasta area sottratta ai clan, terreni confiscati alla consorteria criminale Lubrano-Nuvoletta». Una zona, si rileva, «dove è in attività una fattoria sociale che ospita alcuni disabili e dove tutto è pronto per la semina del grano». Hanno aderito all’iniziativa anche i sindaci di Calvi Risorta, Sparanise, Camigliano, Giano Vetusto, Grazzanise, Pastorano, i consiglieri provinciali Giuseppe Raimondo e Amilcare Nozzolillo. Intanto, è stata notificata ieri mattina dai carabinieri della stazione di Carinola al sindaco Pasquale Di Biasio, l’ordinanza del commissario di governo Pansa che comunica l’accesso dei tecnici in località Carabottoli per i rilievi necessari a decidere se sarà quello o meno il sito destinato ad accogliere le ecoballe. Il provvedimento segue quanto avvenuto già in settimana durante la quale, attraverso la prefettura di Caserta, il commissariato aveva già acquisito la documentazione tecnica relativa all’indicazione dell’area di Carabottoli come alternativa alla cava di Casanova per l’insediamento del sito di ecoballe. Intanto a Casanova, nelle strade e nei bar, il clima è relativamente tranquillo e ieri all’ora di pranzo si potevano contare una decina di persone al presidio permanente: da quando è stato reso noto che l’attenzione del commissario di governo si è spostata su Carabottoli (non escludendo però Vaglie) la popolazione ha tirato un sospiro di sollievo. Il presidio permanente non è stato tolto né è lasciato sguarnito di notte. Si comincia ad agitare invece il fronte Carabottoli. In prima linea ci sono i sindaci, gli stessi che nella serata di martedì scorso, nel corso del consiglio comunale straordinario di Francolise, hanno stilato un documento inviato a Pansa contro l’individuazione del sito alternativo: firmatari i primi cittadini di Carinola (Di Biasio si era opposto alla delibera del suo stesso consiglio comunale che individuava Carabottoli come alternativa alla cava), Francolise, Cancello Arnone, Sparanise, Grazzanise e Santa Maria la Fossa. Se l’area venisse scelta come sito di stoccaggio provvisorio - dicono i sindaci - lederebbe gli interessi economici e ambientali di sei comuni. Mercoledì la decisione del Tar Lazio sul ricorso presentato dal Comune contro l’ipotesi Casanova.

 

 VOLPECINA L’immediata bonifica del sito de Lo Uttaro. È quello che ha chiesto - con una ordinanza - il sindaco di Caserta Nicodemo Petteruti al commissario di governo per l’emergenza rifiuti Alessandro Pansa. Questo l’ultimo atto di una contrapposizione, quella fra sindaco di Caserta e prefetto di Napoli, che sul versante rifiuti sta andando avanti da molte settimane. Il provvedimento è stato adottato d’urgenza ieri mattina e presentato poche ore più tardi nel corso di una conferenza stampa con Petteruti circondato da capigruppo di maggioranza e assessori. «Il commissario ha il dovere di garantire la messa in sicurezza e la bonifica della discarica - esordisce il sindaco - anche attraverso l’eliminazione o il trattamento speciale dei rifiuti pericolosi attualmente presenti nel sito, al fine di individuare e isolare le fonti di contaminazione ed evitare la loro ulteriore diffusione nelle acque sotterranee. Svuoti la discarica se necessario, purché siano rimosse le cause di rischio per la salute del cittadino». Non teme contraccolpi Petteruti «anche perché - spiega - se il prefetto dovesse annullare questa ordinanza, (così come del resto ha già fatto tre settimane fa quando ha sospeso il provvedimento di chiusura de Lo Uttaro adottato proprio dal sindaco, prima del sequestro disposto successivamente dal gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ndr.) saremmo comunque pronti a impugnare l’atto commissariale». Questa volta, pare, con qualche chance in più. Se è vero infatti che la legge ha trasferito al commissariato pieni poteri in materia di gestione e smaltimento rifiuti, è altrettanto certificato che ai sindaci spetta il compito di adottare misure che tutelino l’incolumità pubblica e che preservino l’integrità ambientale. Ma l’ordinanza sindacale è soltanto una fase del processo rifiuti. L’amministrazione comunale sta infatti già elaborando un piano straordinario di emergenza (non si esclude la chiusura delle scuole) per tamponare lo stato di crisi e al contempo «lanciare un forte segnale di dissenso alle istituzioni regionali e nazionali». «Mi auguro che prima o poi i nostri lamenti, che nel frattempo sono diventati ruggiti, vengano ascoltati - tuona ancora Petteruti - da chi in tempi non sospetti non si è preoccupato, malgrado le nostre sollecitazioni, di prevedere soluzioni alternative a Lo Uttaro». E intanto le accuse di Petteruti tornano a scatenarsi contro il mancato rispetto, da parte del commissariato, del protocollo d’intesa siglato nel novembre 2006: «Un’inadempienza assoluta che autorizza i cittadini a non avere più fiducia nelle istituzioni e che alimenta a dismisura il fronte dei ”no a prescindere”. Basti pensare che non abbiamo ottenuto nessuna delle garanzie sancite dal documento, né incassato le quote di ristoro, che la bonifica dell’area di trasferenza, oggi bloccata, è stata portata avanti con estrema lentezza e che a partire dal 2008 saremo costretti a far fronte anche ai maggiori costi innescati dall’emergenza perché la legge n.87/2007 impone ai cittadini di farsi carico della copertura integrale delle spese derivanti dalla gestione rifiuti». Ma la linea del commissariato è altrettanto tagliente: il sindaco avrebbe scritto il destinatario sbagliato sulla sua ordinanza-ingiunzione. «I titolari dell’incombenza bonifica sono infatti l’Acsa di Caserta e il commissario alle bonifiche», spiegano dal commissariato facendo notare che l’Acsa ha già ricevuto i fondi del cosiddetto «ristoro ambientale». L’ordinanza di Petteruti ha riscosso il plauso del comitato emergenza rifiuti: «Daremo forza a ogni azione che sia indirizzata ad abbattere l’emergenza ambientale».

 

 

 

Otto ore di dibattito per il consiglio liternese

 

 

Pochi minuti prima il civico consesso aveva approvato la proposta di modifica al piano triennale delle opere pubbliche, per un totale di circa 50mila euro, integrata con la proposta del sindaco di un impegno economico sostanzioso per il completamento dell’istituto comprensivo e per l’illuminazione pubblica.

Il consesso era cominciato con le comunicazioni del sindaco Enrico Fabozzi sull’affare rifiuti. In particolare, l’assemblea ha appreso il contenuto delle ultime comunicazioni del Comissario Alessandro Pansa e del Prefetto Maria Elena Stasi sul ciclo dei rifiuti, che coinvolge le province di Napoli e Caserta.  Da un lato, Pansa ha assicurato la chiusura di Taverna del Re entro il 2008, impegnandosi a coprire le piazzole dei rifiuti con teli antitraspiranti, dall’altro la Stasi ha rappresentato ai sindaci casertani lo stato di crisi, non essendoci al momento nuovi siti disponibili ad accogliere rifiuti. Per i prossimi 10 giorni Villa Literno potrà scaricare circa 150 quintali di materiale quotidianamente, utilizzano alcuni capannoni messi a disposizione. Risulta ancora più evidente quindi come la raccolta differenziata (che non viene conteggiata nel computo giornalieri) sia una delle strategie per ridurre al minimo l’impatto dell’emergenza sui territorio locali. Sui rifiuti il presidente Falcone ha consentito ampio ed articolato dibattito politico.

Il primo cittadino di Villa Literno ha ripercorso i fatti salienti accaduti nell’ultimo mese, dalla notifica di rinvio a giudizio degli imputati coinvolti nel processo sulle eco balle (Bassolino, Fibe, Impregilo ed altri) che ha indotto il Comune a costituirsi parte civile, fino all’ultimo caso delle dimissioni dei sindaci dell’agro, in merito alle quali Fabozzi “pur rispettando la loro posizione” ha ritenuto opportuno non accodarsi, in quanto “in un periodo di crisi come questo che stiamo vivendo le dimissioni non sarebbero certo produttive”. Sul caso Fibe, Fabozzi ha chiarito che alla ditta milanese non viene contestato un reato ambientale ma un “illecito arricchimento” in violazione al contratto stipulato a suo tempo per la gestione del ciclo dei rifiuti.  In merito alla situazione attuale, il Sindaco ha annunciato che per i prossimi 10 giorni Villa Literno potrà scaricare circa 150 chili di materiale quotidianamente, utilizzano alcuni capannoni messi a disposizione, dopodiché per i successivi 20 si stanno cercando altri capannoni nell’area industriale. Risulta ancora più evidente quindi come la raccolta differenziata (che non viene conteggiata nei 150 chili giornalieri), sia una delle strategie per ridurre al minimo l’impatto dell’emergenza sui territorio locali. Ciò che potrà tamponare l’emergenza per un lungo periodo, in attesa del compimento del ciclo industriale - ha spiegato Fabozzi - sarà l’allestimento di un nuovo sito e in tal senso credo che la decisione del consiglio comunale di Carinola (che ha dato la propria disponibilità) sia una delle più importanti nella tragica storia dei rifiuti in Campania”.

Annunciata inoltre la prossima costituzione di un tavolo tecnico con l’Enea, per la dismissione delle Ecoballe, dove il Comune di Villa Literno sarà rappresentato da un docente universitario segnalato da Legambiente, che possa dare massime garanzie sulla salvaguardia del territorio.

Passando al bilancio, sono state ratificate due variazioni inerenti l’una un prelievo dal fondo di riserva per il fitto dei locali di via Diaz l’altra i fondi per l’allestimento dell’isola ecologica a via Santa Maria a Cubito. Dopodiché è stato approvato l’assestamento di bilancio che, come illustrato dall’assessore Augusto Pedana, rappresenta un passaggio fondamentale ed imprescindibile per gli enti locali. Sottoposta all’assemblea poi una proposta di indirizzo programmatico per gestire la spinosa grana Tarsu. In seguito ad una verifica della San Giorgio, concessionaria del Comune, sulle civili abitazioni sono state verificate delle differenze fra le superfici dichiarate a suo tempo e quelle reali. Si ricorda che è su questo parametro che si calcola l’entità della tassa sui rifiuti. Per l’anno 2002, in seguito ad un accordo con la San Giorgio, si è scelto di non far pagare ai cittadini la sanzione, ma solo la differenza e gli interessi. Approvato dal consiglio comunale anche il regolamento della Biblioteca Comunale “Dionigi Iannone”, già stilato dal responsabile di servizio Vincenzo Iovine. Infine, la modifica del piano triennale delle opere pubbliche.

 

Rifiuti, il commissariato pronto ad aprire i siti


LORENZO CALÒ Si va dritti verso l’allestimento dei siti di Cento Moggi a Pignataro maggiore (discarica) e Casanova di Carinola (ecoballe). Ancora ieri i tecnici del commissariato di governo hanno proseguito gli accertamenti preliminari, forse già lunedì - con l’invio delle relative ordinanze da parte del prefetto Pansa - potrebbe essere dato l’ok all’allestimento delle aree individuate. Resta intanto critica la situazione in tutta la provincia: il caso più grave quello dell’Agro aversano dove ancora centinaia di tonnellate di rifiuti restano ammassati in strada. Questo nonostante nel capoluogo e in tutti i comuni della provincia la raccolta sia ripresa già da qualche giorno grazie a una piazzola di stoccaggio recuperata presso il Cdr di Santa Maria Capua Vetere: è lì che da sabato scorso - dopo intensi contatti tra lo stesso Pansa e il prefetto di Caserta Maria Elena Stasi - si stanno scaricando in media 1200 tonnellate al giorno. Ma si tratta di una situazione del tutto provvisoria: l’area sta per esaurirsi, potrà essere utilizzata al massimo fino a domenica, poi sarà necessario reperire siti di stoccaggio temporanei. L’ipotesi è quella di attivare almeno quattro-cinque impianti nella varie aree della provincia. Intanto, arriveranno la prossima settimana gli stipendi dei lavoratori dell’Acsa. È quanto emerso dall’incontro tenutosi ieri mattina in prefettura tra i sindacati di categoria e i commissari del Consorzio, i viceprefetti Luigi Palmieri e Savina Macchiarella. La liquidità sarà assicurata dal pagamento delle quote consortili da parte di alcune amministrazioni comunali; lunedì inoltre, si terrà un’importante udienza dinanzi al giudice civile che dovrà decidere se sbloccare definitivamente una somma di 300 mila euro pignorata oltre dieci giorni fa dai creditori dell’Acsa e al centro di un forte contenzioso. I commissari sono fiduciosi. Lunedì si conoscerà anche la data di convocazione dell’assemblea straordinaria dei soci che dovrà dare mandato ai commissari di portare i libri contabili in tribunale per la nomina del liquidatore; anche se i vice-prefetti sperano che i 23 comuni dell’Acsa, in particolare Caserta, Maddaloni e Marcianise, preso atto dell’approvazione del bilancio, possano in extremis provvedere a una ricapitalizzazione, magari dopo un accordo politico. Un’eventualità comunque lontana visto che gli stessi Comuni hanno enormi problemi di liquidità. Ieri la Regione ha poi erogato ai 15 consorzi campani 7 milioni di euro per il potenziamento della differenziata. Al Ce 3 andranno 427.244 euro, al Ce 2 (Geoeco) 509.132 euro, al Ce4 240.625 mentre al Ce1 136.447.