ATTUALITÀ IL SUD CHE NON TI ASPETTI: Viaggio a Mercato San Severino, nel Salernitano,
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| Giancarlo Troiano si occupa dello smaltimento (foto Livio Senigalliesi) |
Cioè: più riciclo, più risparmio.
Il meccanismo è semplice: per lo smaltimento dei rifiuti, tutti i cittadini di Mercato San Severino devono al Comune una quota fissa annuale che è calcolata sulla superficie occupata dalla famiglia e sul numero delle persone della famiglia. Poi c’è una quota variabile calcolata sulla quantità “presunta” di rifiuti prodotti dalla stessa famiglia. Ed è qui che scatta il colpo di genio di Giovanni Romano: «Abbiamo messo in piedi un sistema che permette di sapere esattamente quanti rifiuti produce ogni nucleo familiare. Chi ricicla di più vince un bonus sotto forma di sconto sulla parte variabile della tariffa».
Le bollette per i rifiuti sono quattro all’anno, nell’ultima il Comune scala tutti gli “sconti” a cui la famiglia ha diritto. Un esempio? La signora Filomena Acconcia, casalinga, vive al sesto piano di un palazzo poco distante dal Comune. «In famiglia siamo in cinque», racconta. «Io, mio marito, i miei due figli e mio papà. Di quota variabile dovremmo pagare circa 90 euro all’anno, ma facciamo bene la differenziata e così a fine anno il Comune ci sconta ben 40 euro su 90. Un bel risparmio». «Il sistema », spiega il vicesindaco, «funziona con semplici codici a barre che i cittadini devono mettere sui sacchi della spazzatura differenziata. Noi del Comune, a inizio di ogni anno, forniamo tutto il materiale: i sacchi, i codici a barre, e un calendarietto in cui sono segnati i giorni di raccolta». Sì, perché a Mercato San Severino la monnezza si raccoglie porta a porta tutti i giorni della settimana.
Non esistono cassonetti in strada e nemmeno campane colorate. Tutti i rifiuti, di ogni genere, scientificamente separati, sono prelevati davanti alle porte di casa delle famiglie e dei 1.500 esercizi commerciali da squadre di operatori ecologici che entrano in servizio alle quattro della mattina e lavorano fino alle undici passando al setaccio ogni giorno tutto il territorio del Comune. Così il bravo cittadino “riciclone” tiene in casa i suoi contenitori colorati in cui dividere i rifiuti (umido, carta e cartone, plastica, alluminio e banda stagnata, secco non riciclabile) e, nei giorni stabiliti, mette il suo codice a barre sul sacco pieno e lo piazza fuori della porta di casa. «Così noi del Comune possiamo calcolare la quantità di rifiuti che fa la famiglia semplicemente moltiplicando il peso dei rifiuti che ogni sacco può contenere (che noi abbiamo già calcolato) per le volte che la famiglia ci dà il sacco pieno».
E non basta. Ognuno può controllare a che punto sono i suoi “sconti” andando in una parte dedicata del sito del Comune. Ma tutto questo meccanismo quanto costa alle casse comunali? Dice ancora Romano: «Pensi che da quando abbiamo messo a regime questo sistema risparmiamo quasi il 6% rispetto alla raccolta indifferenziata. E in più diamo lavoro a 26 persone che gestiscono la raccolta porta a porta». Ventisei giovani dipendenti di una società, la Ge.se.ma. Spa, che è al 51% di proprietà del Comune e per il 49% di Italia Lavoro. Che si portano a casa uno stipendio medio di 1.400 euro al mese per sei giorni di lavoro alla settimana. «E risparmiamo anche se abbiamo dovuto organizzarci a portare l’umido addirittura in Sicilia con dei container perché nella nostra regione non ci sono impianti di compostaggio. Con un costo a tonnellata che invece di 45 euro schizza fino a 145».
Intanto in giro non si trova una cartaccia nemmeno a pagarla a peso d’oro. Girando a piedi per le vie del centro e setacciando le 22 frazioni in cui sono sparsi gli abitanti di Mercato San Severino, sembra un po’ di essere nei cantoni della Svizzera. Tutto lindo, pulito e profumato. Così perfetto che questa “oasi” della Campania (regione governata da Antonio Bassolino, che proprio sulla monnezza ha ricevuto un avviso di garanzia) è addirittura diventata modello per molti Comuni del Nord. «Pare incredibile», racconta soddisfatto Giancarlo Troiano, responsabile amministrativo del Comune, «ma da noi sono arrivati a studiare il sistema della raccolta differenziata addirittura dalla provincia di Cuneo. E la Regione Lombardia ci ha contattato perché le facessimo da consulenti. Una bella soddisfazione, no?».
Enrica Barazzi
18 aprile 2008(ultima modifica: 19 aprile 2008)
Se un voto si compra con cinquanta euro
L'autore di "Gomorra" e le elezioni: nessuno vincerà se si ignora la criminalità organizzata "Le mafie dominano un terzo del Paese e condizionano interi settori dell'economia legale"
NESSUNO vincerà le elezioni in Italia. Nessuno. Perché finora tutti sembrano ignorare una questione fondamentale che si chiama "organizzazioni criminali" e ancor più "economia criminale". Non molto tempo fa il rapporto di Confesercenti valutò il fatturato delle mafie intorno a 90 miliardi di euro, pari al 7 per cento del Pil, l'equivalente di cinque manovre finanziarie. Il titolo "La mafia s. p. a. è la più grande impresa italiana" fece il giro di tutti i giornali del mondo, eppure in campagna elettorale nessuno ne ha parlato ancora. E nessuna parte politica sino a oggi è riuscita a prescindere dalla relazione con il potere economico dei clan. Mettersi contro di loro significa non solo perdere consenso e voti, ma anche avere difficoltà a realizzare opere pubbliche.
Non le vincerà nessuno, queste elezioni. Perché se non si affronta subito la questione delle mafie le vinceranno sempre loro. Indipendentemente da quale schieramento governerà il paese. Sono già pronte, hanno già individuato con quali politici accordarsi, in entrambi i schieramenti. Non c'è elezione in Italia che non si vinca attraverso il voto di scambio, un'arma formidabile al sud dove la disoccupazione è alta e dopo decenni ricompare persino l'emigrazione verso l'estero. E' cosa risaputa ma che nessuno osa affrontare.
Quando ero ragazzino il voto di scambio era più redditizio. Un voto: un posto di lavoro. Alle poste, ai ministeri, ma anche a scuola, negli ospedali, negli uffici comunali. Mentre crescevo il voto è stato venduto per molto meno. Bollette del telefono e della luce pagate per i due mesi precedenti alle elezioni e per il mese successivo. Nelle penultime la novità era il cellulare. Ti regalavano un telefonino modificato per fotografare la scheda in cabina senza far sentire il click. Solo i più fortunati ottenevano un lavoro a tempo determinato.
Alle ultime elezioni il valore del voto era sceso a 50 euro. Quasi come al tempo di Achille Lauro, l'imprenditore sindaco di Napoli che negli anni cinquanta regalava pacchi di pasta e la scarpa sinistra di un paio nuovo di zecca, mentre la destra veniva recapitata dopo la vittoria. Oggi si ottengono voti per poco, per pochissimo. La disperazione del meridione che arriva a svendere il proprio voto per 50 euro sembra inversamente proporzionale alla potenza della più grande impresa italiana che lo domina.
Mai come in questi anni la politica in Italia viene unanimemente disprezzata. Dagli italiani è percepita come prosecuzione di affari privati nella sfera pubblica. Ha perso la sua vocazione primaria: creare progetti, stabilire obiettivi, mettere mano con determinazione alla risoluzione dei problemi. Nessuno pretende che possa rigenerarsi nell'arco di una campagna elettorale.
Ma nel vuoto di potere in cui si è fatta serva di maneggi e interessate miopie prevalgono poteri incompatibili con una democrazia avanzata. E' una democrazia avanzata quella in cui 172 amministrazioni comunali negli ultimi anni sono stati sciolti per infiltrazione mafiosa? O dove dal '92 a oggi, le organizzazioni hanno ucciso più di 3.100 persone? Più che a Beirut? Se vuole essere davvero nuovo, il Partito Democratico di Walter Veltroni non abbia paura di cambiare. Non scenda a compromessi per paura di perdere.
Il governo Prodi è caduto in terra di camorra. Ha forse sottovalutato non tanto Clemente Mastella, il leader del piccolo partito Udeur, ma i rischi che comportava l'inserimento nelle liste di una parte dei suoi uomini. Personaggi sconosciuti all'opinione pubblica, ma che negli atti di alcuni magistrati vengono descritti come cerniera tra pubblica amministrazione e criminalità organizzata. Nel frattempo il governo ha permesso al governatore della Campania Bassolino di galleggiare nonostante il suo fallimento nella gestione dell'emergenza rifiuti. E non ha capito che quella situazione rappresenta solo l'esempio più clamoroso di quel che può accadere quando il cedimento anche solo passivo della politica ad interessi criminali porta allo scacco.
Tutto questo mentre il centrodestra guidato da Silvio Berlusconi assisteva muto o giustificatorio ai festeggiamenti del governatore della Sicilia Cuffaro per una condanna che confermava i suoi favori a vantaggio di un boss, limitandosi a scagionarlo dall'accusa di essere lui stesso un mafioso vero e proprio.
La questione della trasparenza tocca tutti i partiti e il paese intero. Inoltre molta militanza antimafiosa si forma nei gruppi di giovani cattolici i cui voti non sempre vanno al centrosinistra. Anche questi elettori dovrebbero pretendere che non siano candidate soubrette o personaggi capaci solo di difendere il proprio interesse. Pretendano gli elettori di centrodestra che non ci siano solo soubrette e a sud esponenti di consorterie imprenditoriali. E mi vengono in mente le parole che Giovanni Paolo II il 9 maggio del 1993 rivolse dalla collina di Agrigento alla Sicilia e all'Italia ferita dalle stragi di mafia: "Questo popolo... talmente attaccato alla vita, che ama la vita, che dà la vita, non può vivere sempre sotto la pressione di una civiltà contraria, civiltà della morte... Mi rivolgo ai responsabili... Un giorno verrà il giudizio di Dio". Parole che avrebbero dovuto crescere nelle coscienze.
È tempo di rendersi conto che la richiesta di candidati non compromessi va ben oltre la questione morale. Strappare la politica al suo connubio con la criminalità organizzata non è una scelta etica, ma una necessità di vitale autodifesa.
Io non entrerò in politica. Il mio mestiere è quello di scrittore. E fin quando riuscirò a scrivere, continuerò a considerare questo lo strumento di impegno più forte che possiedo. Racconto il potere, ma non riuscirei a gestirlo. Non si tratta di rinunciare ad assumersi la propria responsabilità, ma considerarla parte del proprio lavoro. Tentare di impedire che il chiasso delle polemiche distolga l'attenzione verso problemi che meno fanno rumore, più fanno danno. O che le disquisizioni morali coprano le scelte concrete a cui sono chiamati tutti i partiti. È questo il compito che a mio avviso resta nelle mani di un intellettuale. Credo sia giunto il momento di non permettere più che un voto sia comprabile con pochi spiccioli. Che futuri ministri, assessori, sindaci, consiglieri comunali possano ottenere consenso promettendo qualche misero favore. Forse è arrivato il momento di non accontentarci.
Nel 1793 la Costituzione francese aveva previsto il diritto all'insurrezione: forse è il momento di far valere in Italia il diritto alla non sopportazione. A non svendere il proprio voto. A dare ancora un senso alla scelta democratica, scegliendo di non barattare il proprio destino con un cellulare o la luce pagata per qualche mese.
Roberto Saviano
Codice Deontologico della Politica
Chiamatela Politica Concreta, Politica Attiva, ovvero, quella che puo’ essere esercitata da ciascun cittadino impegnato nel contribuire a migliorare la società in cui vive, quella in cui i cittadini sono depositari di idee e proposte da cui trarre ispirazione: è la società della conoscenza, dell’accesso a dati ed informazioni provenienti da tutto il mondo, dell’intelligenza diffusa.
Politici,
il Paese ha una questione morale che deve essere affrontata e risolta, a partire da Voi, Deputati e Senatori, massima espressione democratica della nostra Repubblica.
Voi che legiferate e decidete in nome e per conto di tutti i cittadini.
Siamo certi che, Voi Tutti quotidianamente rispondete alla Vostra coscienza, in merito ad alcuni semplici quesiti:
Sto assolvendo il mio mandato dedicando quotidianamente tutte le mie energie e capacità nell’esecuzione dell’incarico che mi è stato assegnato, interpretando con ferma convinzione e spirito di sacrificio la missione che mi è stata assegnata dal Paese?
Sto fondando la mia azione politica sulla base di convinzioni e principi in cui credo, interpretando questi ultimi come gli unici strumenti attraverso cui raccogliere consensi tra gli elettori, e non sulla base di favori accordati ai miei elettori?
Deputati e Senatori, siamo certi che non abbiate alcuna obiezione sulla opportunità di formalizzare principi da Voi applicati quotidianamente. Il “Giuramento Etico” è una pratica che appartiene a molte democrazie europee (e.g. Gran Bretagna).
E’ per questo che Vi chiediamo di adottare un Codice Deontologico della Politica (Giuramento in 10 Punti), che formalizzi il Vostro impegno.
Certi che non esista una “Casta precostituita” dei Politici, e che i fatti registrati in passato rappresentino errori di singoli individui e non un fenomeno diffuso, auspichiamo che il Codice Deontologico della Politica sia adottato sin da subito.
Non rispondete che “ci sono problemi piu’ gravi da affrontare”, perché è proprio per affrontare le “emergenze” che attanagliano il nostro Paese, che esigiamo sia pienamente operativa una Classe Politica “poco distratta” (da interessi propri), e che abbia pienamente a cuore la difficile missione a cui è chiamata.
Non c’è rinascita sociale ed economica senza rinascita morale.
L’onda d’urto della riconquistata dignità istituzionale, contribuirà all’affermazione di un clima di fiducia tra i cittadini (anche nei loro ruoli di consumatori ed imprenditori), e rappresenterà una iniezione di fiducia di cui i nostri giovani hanno bisogno, dando inizio ad una stagione di rinascita e riaffermazione del ruolo dell’Italia nel mondo.
CODICE DEONTOLOGICO DELLA POLITICA
Giuramento in 10 punti di Deputati e Senatori della prossima Legislatura
Si costituisca un Organismo di Controllo del sistema Politico, che preveda Un Codice Deontologico, a cui dovranno attenersi Deputati e Senatori della prossima Legislatura.
L’Organismo di Controllo avrà il potere di Radiare Deputati e Senatori che non si attengono alle Regole di buona condotta.
Il Codice dovrà prevedere, tra le altre cose, il Giuramento di Deputati e Senatori della nuova Legislatura, su almeno 10 punti specifici:
GIURAMENTO
Giuro di agire sempre in conformità con la migliore etica, purezza morale, e libertà di coscienza d’innanzi al Paese, rifiutando che la mera sudditanza alla Rappresentanza politica di appartenenza possa in alcun modo offuscare la limpidezza del mio agire e delle mie scelte.
Giuro di non attuare comportamenti volti esclusivamente a determinare la paralisi decisionale delle istituzioni, o finalizzati a salvaguardare interessi personali direttamente o indirettamente imputabili a individui, imprese, associazioni, organizzazioni vicine alla mia persona.
Giuro di non utilizzare la mia influenza di potere né le mie conoscenze per agevolare direttamente o indirettamente individui, imprese, associazioni, organizzazioni vicini alla mia persona.
Giuro di combattere strenuamente il fenomeno delle rendite di posizione combattendo tutti quegli interessi corporativi che danneggiano la pluralità dei cittadini.
Giuro di intervenire direttamente e attivamente a difesa di individui, imprese, associazioni, organizzazioni non riconducibili alla sfera di azione ed influenza del sottoscritto, agendo in loro favore in particolare ogniqualvolta si creassero situazioni di conflitto di quei primi nei confronti di individui, imprese, associazioni, organizzazioni direttamente o indirettamente vicini alla mia persona.
Giuro di garantire, a parità di merito, la preferenza a individui, imprese, associazioni, organizzazioni lontane dalla sfera di azione ed influenza del sottoscritto a discapito di individui, imprese, associazioni, organizzazioni direttamente o indirettamente vicini alla mia persona.
Giuro di partecipare attivamente ai lavori delle Camere, relegando la cura degli interessi personali ai soli momenti in cui si configuri la totale assenza di attività nell’ambito delle Camere o delle Commissioni da esse predisposte.
Giuro di favorire la crescita di giovani che si avvicinano all’attività delle Camere, delegando loro attività e poteri, trasferendo competenze e conoscenze in mio possesso, in quanto considero il ricambio generazionale uno dei fattori determinanti per l’attuazione di strategie di crescita rivolte al futuro.
Giuro di non utilizzare impropriamente servizi o beni pubblici messi a disposizione della mia persona, ma di fruirne solo nei casi previsti specificatamente per l’assolvimento del mio ruolo istituzionale.
Giuro di combattere comportamenti irrispettosi, indegni, rissosi e oltraggiosi, agiti nelle sedi istituzionali, opponendomi attivamente a forme di manifestazione che possano compromettere l’onorabilità e la serietà dei Luoghi istituzionali, nonché, danneggiare l’immagine del Paese d’innanzi ai cittadini ed al mondo intero.
Ermanno Delia
www.politicaconcreta.it
politicaconcreta@alice.it
Silenzio su Gomorra
di Giorgio Bocca
Il fatto: alla Corte d'Assise di Napoli il difensore di due camorristi presenta un'istanza di legittima suspicione perché lo scrittore Roberto Saviano, la giornalista Rosaria Capocchione del 'Mattino' e il magistrato dell'antimafia Raffaele Cantone (il primo con il libro 'Gomorra', l'inchiesta sull'associazione mafiosa, la seconda per gli articoli sul 'Mattino' di Napoli, il terzo per la sua attività all'antimafia) avrebbero influenzato la corte. L'istanza è firmata da due camorristi di Casal di Principe, i cosiddetti casalesi, ed è irridente e minacciosa. Saviano è chiamato il "presunto romanziere", per dire che ha inventato favole, la Capocchione "pennivendola", entrambi d'accordo con il magistrato "calunniatore". I firmatari sono: il camorrista Francesco Bidognetti e Antonio Iovine, latitante da 12 anni, entrambi già condannati in primo grado all'ergastolo. E Antonio Iovine è considerato l'organizzatore del traffico di rifiuti della Campania. Ci si chiede: perché i camorristi di Casal di Principe ostentano una tale arroganza verso i giornalisti e i giudici? E perché una tale arrogante provocazione passa quasi sotto il silenzio dei politici e dei media? L'arroganza è una tradizione dei camorristi di Casal di Principe e del loro leggendario capo dal nome salgariano di Sandokan: grande bandito che insultava, minacciava, taglieggiava i suoi impauriti concittadini.
La scarsa attenzione dei politici e dei media si può spiegare con la vigilia elettorale, con la vecchia regola dei politici di 'non parlar di corda in casa dell'impiccato', qui del sistema mafioso che si è allargato dalla Sicilia all'intero Meridione ed è risalito al Veneto e alla Lombardia.
Un argomento scomodo, l'inchiesta di Saviano nel libro 'Gomorra'. Per toglierselo dai piedi le nostre autorità volevano relegarlo in una 'località protetta', cioè all'Asinara, dove erano stati reclusi i brigatisti rossi; ora Saviano, cui va la mia piena solidarietà e quella dei giornalisti de 'L'espresso', vive chiuso in casa e ha una scorta dei carabinieri. Di solito le istanze per la legittima suspicione vengono depositate agli atti senza darne lettura. Ma in questo caso l'avvocato difensore ha potuto leggerla in aula: 60 pagine di insulti e minacce, senza che nessuno dei magistrati presenti reagisse; non era mai accaduto nulla del genere.
La richiesta di legittima suspicione ricorda le dichiarazioni di guerra allo Stato da parte dei corleonesi quando passarono all'uccisione di magistrati e poliziotti. Silenzio dei leader moderati, un breve comunicato Ansa di Veltroni e Bertinotti, una telefonata di Napolitano al direttore del 'Mattino': "Esageruma nen", come diceva Norberto Bobbio.
Dc: «Immediata esecuzione della sentenza del Consiglio di Stato»
Amato: «Possibile rinvio delle elezioni»
Il ministro: «Riammissione della Dc può comportare slittamento». Berlusconi: «Un danno perdere tempo»
ROMA - La riammissione della Dc di Giuseppe Pizza, decisa martedì dal Consiglio di Stato, potrebbe comportare un rinvio della data delle elezioni. A dirlo è il ministro dell'Interno Giuliano Amato che, ospite a Reggio Emilia per le commemorazioni di Camillo Prampolini, non ha escluso l'ipotesi.

Giuseppe Pizza (Lapresse)
DECISIONE CAUTELARE - «A noi - spiega il ministro - è stata notificata una decisione cautelare per la riammissione di un simbolo e quindi della presentazione di una lista, che potrebbe essere modificata da un giudizio di merito». Questa, prosegue Amato, «è una procedura non prevista dalla legge elettorale che può avere tempi indefiniti alla quale tuttavia bisogna conformarsi». E «quindi al momento non escludo che possa comportare un rinvio delle elezioni». Facendo chiarezza istituzionale sulla vicenda, Amato spiega che «la decisione finale di merito deve essere espressa dal Tar del Lazio, però è possibile che su questo si innesti un regolamento di giurisdizione da parte della Cassazione per valutare se i Tar sono o no competenti a intervenire nel procedimento elettorale». Un eventuale rinvio della data di elezione, conclude Amato, «spetta invece a chi ha definito la data delle elezioni e quindi a governo e capo dello Stato».
IL CASO - Dopo l'ordinanza dei giudici di Palazzo Spada, la Dc di Pizza può tornare a 'correre' alle prossime elezioni. Ma avrà meno di 15 giorni per fare campagna elettorale, contro i 30 previsti per legge. Era stato l'ufficio elettorale del Viminale a bocciare per la prima volta, lo scorso 4 marzo, il simbolo della Democrazia cristiana di Pizza, insieme a quello della Dc di Sandri. Tutti e due hanno però presentato ricorso in Cassazione, e l'8 marzo l'ufficio centrale elettorale li ha respinti entrambi. Pizza si è rivolto a questo punto al Tar, sostenendo l'illegittimità dell'esclusione. Il tribunale amministrativo, però, a sua volta ha confermato la decisione della Cassazione. Quindi il ricorso al Consiglio di Stato, e la decisione che ha ribaldato le precedenti.
ESECUZIONE IMMEDIATA ORDINANZA - La Dc chiede quindi l'immediata esecuzione dell'ordinanza del Consiglio di Stato. Il partito inoltre accusa il ministro degli Interni che, «in aperta violazione a numerosi provvedimenti che avevano accertato la non confondibilità tra i simboli della Dc e dell'Udc», ha escluso la Dc. Lo afferma Paolo Del Mese, presidente della commissione Finanze della Camera, ex Udeur, e ora capolista Dc al Senato in Campania,. «Dispiace constatare che il ministro Amato si sia dimostrato assente e indifferente, lasciando che le cose si complicassero ulteriormente. Resto perplesso circa le affermazioni di Amato sulla necessità di attendere la decisione definitiva del Tar».
BERLUSCONI - Sulla questione è intervenuto Silvio Berlusconi: « Faccio un appello alla Dc affinché abbia senso di responsabilità e rinunci alla richiesta di avere ulteriori giorni per la campagna elettorale». «E allo stesso tempo- aggiunge - rivolgo un appello alle tv e ai media affinché diano la possibilità alla Dc di recuperare spazio. Sarebbe un danno per il Paese perdere ulteriore tempo».
AMMINISTRATIVE SICILIA 15-16 GIUGNO - La giunta della Regione siciliana ha intanto fissato la data per le elezioni amministrative nei Comuni e nelle province il 15 e 16 giugno, con eventuali ballottaggi il 29 e 30 dello stesso mese.
02 aprile 2008

